Antonella Paolucci “Curare un paziente significa mettere prima di tutto la persona al centro”.

Ginecologa e ostetrica, Antonella Paolucci, direttore sanitario e fondatrice del Centro Prevenzione Donna di Terni, esercita la professione da oltre venti anni. Una professione che prima di tutto è una passione. Bisogna amare la gente per fare il medico, secondo la dottoressa Paolucci: “Ciò che diceva Umberto Veronesi – se non sai ascoltare il malato, se non ti chiedi di cosa ha paura e cosa desidera sei poco più di un bravo burocrate – è diventato un dogma per me e anche per i medici con i quali condivido questa avventura quotidiana”. 

Si laurea nel 1991 e inizia a svolgere subito dopo la professione tra Roma e Terni, come fa ancora oggi. Antonella Paolucci, direttore sanitario e fondatrice del Centro Prevenzione Donna, è medico chirurgo specialista in Ostetricia e Ginecologia. “Amavo la chirurgia e l’universo femminile. La specializzazione mi ha consentito di conciliare entrambe le passioni” racconta. Nel 1995 fonda il Centro prevenzione donna iniziando a sposare, quasi da pioniera, la medicina di genere fino ad arrivare, dopo circa venti anni, a trasformare anche il suo centro polispecialistico di Terni, il Centro Prevenzione Donna,  in un vero e proprio centro di medicina di genere che si basa su una visione olistica del paziente e che offre diverse specializzazioni in grado di seguire la salute del paziente lungo l’arco di una vita: dalla pediatria alla dietologia, dalla ginecologia  alla urologia, dalla cardiologia alla ortopedia, solo per citare alcune aree.

Cosa significa, dottoressa Paolucci, medicina di genere?

“Donne e uomini si ammalano in maniera diversa. La medicina di genere ha l’obiettivo di comprendere quali siano i meccanismi e quali le differenze che agiscono sullo stato di salute e sull’insorgenza o il decorso di una malattia nel genere maschile e femminile,  che comportano di conseguenza sia un approccio che terapie differenti tra l’uno e l’altro sesso. Gli uomini e le donne, pur essendo soggetti alle medesime patologie, presentano sintomi e reazione ai trattamenti molto diversi tra loro. Ecco perché è necessario porre particolare attenzione allo studio del genere in relazione alla medicina in tutte le sue aree”.

Lei però ha fatto una scelta pro-donne…

“La scelta di indirizzare il mio percorso professionale verso l’universo femminile l’ho fatta quando ho deciso di diventare chirurgo nel campo ginecologico. Con gli anni ho poi avuto conferma del fatto che le donne sono il vero motore della prevenzione, anche maschile. Sono diventate molto attente per se stesse ma anche per le persone che le circondano (genitori, compagni o mariti, figli). La mia attenzione – anzi la nostra, visto che condivido questo approccio con i diversi colleghi dello studio – indirettamente va anche al sesso maschile. Tra i pazienti del centro abbiamo anche uomini, ma sono sempre le donne che li spingono a fare un controllo poiché in genere gli uomini sono più distratti verso la cura del proprio corpo, tranne nella fascia d’età tra i 25 e i 35 anni, almeno da quanto abbiamo osservato nell’ultimo decennio. Pensiamo alle diverse campagne, dall’HIV alla sterilità maschile. Ci sono voluti all’incirca venti anni affinché diventassero prassi diffusa e consolidata. E ciononostante, ancora oggi, molti uomini scoprono di avere un problema solo in via incidentale, quando sono costretti o indotti dalla propria donna ad indagare sulle cause della infertilità o sterilità o su qualche altra patologia”.

Le donne dunque sono più attente al proprio corpo?

“Oggi le donne, nella fascia di età tra i 30 e i 50 anni fanno screening annuali. Sono molto attente ai cambiamenti del loro corpo. Le donne non vogliono invecchiare e non vogliono ammalarsi. Per questo la prevenzione è entrata nella quotidianità. La fanno su loro stesse e influenzano le persone che le circondano, dal figlio al compagno, in positivo ovviamente”.

Il suo riferimento è alle donne over 30. Le ragazze più giovani invece?

“Con le giovani donne fatichiamo un po’. Hanno la manifestazione del primo ciclo mestruale in anticipo e soprattutto approcciano alla sessualità molto presto. Purtroppo non sempre in maniera corretta. Talvolta trasferendo male le informazioni anche da donna a donna, tra amiche. Basti pensare ai diversi forum su internet che generano maggiore veicolazione di informazioni ma in molti casi si tratta di un’informazione superficiale o addirittura non corretta. Con la conseguenza di alimentare tanti luoghi comuni errati”.

Mi fa qualche esempio di luoghi comuni o di richieste che le pazienti manifestano più frequentemente?

“Tanto per cominciare, molte donne soprattutto giovani sono convinte, sbagliando, che il contraccettivo faccia ingrassare a prescindere. E’ una delle preoccupazioni che manifestano maggiormente soprattutto le donne in giovane età, attente come sono al proprio peso. Parliamo di ragazze che sono schiave dell’estetica e poco educate sulla corretta nutrizione. Vogliono essere magre, ma magari adottano un regime alimentare proteico, solo a base di carne e senza verdure. I primi campanelli d’allarme di un regime alimentare poco corretto e di disturbi dell’alimentazione sono la perdita o l’alterazione del ciclo. Quando mi accorgo che una donna presenta questo tipo di problematica, è inutile proporle di andare subito da uno psicologo. Ha più successo farle intraprendere un percorso di educazione alla nutrizione, per poi passare dallo psicologo in fase successiva. L’affiancamento di un nutrizionista consente di tenere sotto controllo la perdita di peso, bilanciando massa magra e muscolare con massa grassa e soprattutto consente di insegnare alla paziente il modo corretto di alimentarsi nelle varie fasi della vita”.

Un medico quindi non può limitarsi alla propria area di specializzazione?

“Il medico deve osservare e curare il paziente a 360° coadiuvato da altri specialisti. E’ un approccio indispensabile che possiamo garantire con i centri polispecialistici. Ma, aggiungo, il ruolo di un medico oggi non è neppure solo quello del clinico, che visita il paziente, uomo o donna, e dà la terapia. Occorre una visione olistica della medicina, quella che condivido con i colleghi del Centro Prevenzione Donna. Mente, corpo e anima sono collegate. Il medico deve tenerne conto. Per questo diciamo che è cambiato anche il rapporto medico-paziente. Occorre attenzione alle esigenze della persona che deve sentirsi accolta prima di affidarsi alla cura. E’ quello che mi ha insegnato anche la collaborazione con il professore Umberto Veronesi. Stabilire un rapporto di fiducia con il paziente ma anche capire quali siano le esigenze della persona, entrando nella loro sfera più intima. Ripeto, non solo rapporto clinico ma anche controllo e considerazione della mente, della sensibilità, dell’interezza”.

In sintesi, visione olistica significa porre la persona al centro?

Ciò che diceva Umberto Veronesi – se non sai ascoltare il malato, se non ti chiedi di cosa ha paura e cosa desidera sei poco più di un bravo burocrate – è diventato un dogma per me e anche per i medici con i quali condivido questa avventura quotidiana del Centro Prevenzione Donna”.

 

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Leggi anche Antonella Paolucci A Terni uno studio medico polispecialistico in grado di seguire i pazienti nelle varie fasi della vita

Leggi l’approfondimento Ansa Sono le donne il vero motore della prevenzione medica, anche degli uomini

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