Dott. Francesco Raffelini: “nella chirurgia della spalla la tecnologia ha fatto enormi progressi, ma la differenza la fa l’approccio col paziente”

Il dottor Francesco Raffelini è un medico chirurgo con studi a Genova e Firenze, specialista nel campo dell’ortopedia e della traumatologia,  con particolare riguardo all’articolazione della spalla, rottura della cuffia dei rotatori, lussazioni della spalla, fratture. E’ specializzato in interventi di chirurgia articolare e artroscopica, in chirurgia protesica della spalla e traumatologia dello sport. Per la chirurgia protesica si avvale di una nuovo protocollo denominato Fast Track, che attraverso una serie di procedure riduce di tempi di ricovero ospedaliero da 9 a 3 giorni

Dott. Raffelini, l’avvicinamento verso la sua disciplina nasce da lontano. Suo padre è un ortopedico che ha lavorato per molti anni all’ospedale San Martino di Genova…

“L’esperienza di mio padre sicuramente mi ha aiutato ad avvicinarmi e ad appassionarmi a questi studi ed io mi sono avvicinato da subito all’anatomia della spalla perché comprende diverse strutture ed è particolarmente complessa. Questa complessità mi ha appassionato, l’ho presa da subito come una affascinante e anche divertente “sfida”. Una volta acquisita l’abilità per la chirurgia artroscopica della spalla, gestire altre articolazioni come ginocchio, gomito, caviglia ed anca, diventa più “semplice“.

Il bello della spalla è che si può ricostruire in artroscopia. Ma cosa ha significato per la medicina scoprire la chi-rurgia artroscopica?

“La Chirurgia artroscopica ha rivoluzionato completamente l’ortopedia. Interventi sempre più complessi possono oggi essere eseguiti con questa tecnica, evitando grandi incisioni e una chirurgia più invasiva e permettendo di risolvere tantissimi problemi, offrendo anche un recupero più rapido, e una cicatrizza-zione minima”.

La tecnologia artroscopica si sarà sicuramente affinata in questi anni…

“La tecnologia continua ad apportare continui miglioramenti negli strumenti usati dai chirurghi. I progressi tecnologici nella qualità delle fibre ottiche, nella risoluzione del video e nello strumentario artroscopico, insieme al più approfondito studio degli accessi anatomici, hanno comportato un’evoluzione nell’artroscopia della spalla a partire dalle tecniche diagnostiche fino alle più sofisticate tecniche di trattamento. Ad esempio per la rottura della cuffia dei rotatori non si usano più le viti e mini viti, ma delle piccolissime “soft anchor” che si integrano con il tessuto”.

Si può dire che l’artroscopia aiuta anche la conoscenza?

“Certamente. Con la trasmissione dell’immagine su un monitor la conoscenza ha fatto passi da gigante, permettendo sia al chirurgo di orientarsi all’interno dell’articolazione ed eseguire correttamente l’intervento, sia agli specializzandi di poter vedere realmente “da vicino” i processi di un’operazione chirurgica.

Sia per la chirurgia artroscopica che per quella protesica è sufficiente la tecnologia per risolvere il problema?

“Assolutamente no, al primo posto c’è l’educazione del paziente, la sua informazione, la sua centralizzazione. Il nuovo approccio da applicare ai pazienti sottoposti a chirurgia protesica, per ridurre i tempi di ricovero ospedaliero, si chiama Fast Track. Non stiamo ovviamente parlando di mandare via il prima possibile il malato, ma di un’ottimizzazione a livello qualitativo nel preoperatorio, in fase operatoria e nel post”.

Di cosa si tratta più precisamente?

“E’ una  metodologia che trasforma il paziente da oggetto a soggetto, che considera l’elemento mentale fondamentale. Questo processo si riflette in soluzioni innovative per il paziente, che verrà coinvolto attraverso un’informazione dettagliata e precisa, partecipando attivamente fin dai primi passi di avvici-namento alla chirurgia, anche seguendo un programma di nutrizione dedicato per combattere lo stress chirurgico. Questo porta a una enorme velocizzazione della ripresa dopo gli interventi; il ricovero passa da 9 a 3 giorni. Le informazioni sul percorso che dovrà affrontare rassicurano il paziente che si trova ad avere minori disagi e una riduzione del dolore”.

Parlando di chirurgia protesica per la spalla: in quali casi è consigliata e in quali no?

“Diciamo che in 80 casi su 100 personalmente cerco di evitare l’intervento. La maggior parte delle situazioni si può risolvere senza protesi, anche se al giorno d’oggi sono anatomiche e più conservative pos-sibile. Non si può pensare ad esempio di impiantare una protesi-spalla in pazienti che hanno meno di 60 anni, in situazioni normali, in quanto queste protesi durano circa 15 anni, l’articolazione della spalla non accetta repliche e le eventuali revisioni devono essere effettuate da chirurghi esperti in centri di eccellenza”.

Rispetto a qualche anno fa, il progresso ha portato un miglioramento delle protesi?

“Oggi il progresso tecnologico ha creato le protesi articolari, fatte in materiali speciali ad altissima resistenza e compatibili con i tessuti umani, consentendo una ricostruzione completa del meccanismo arti-colare compromesso soprattutto per anca e ginocchio. Aprendo a interessanti prospettive anche per la spalla”.

Dopo l’intervento di chirurgia protesica per la spalla, il paziente non risolve quindi il problema al 100%?

“Non è sempre possibile risolvere il problema al 100%, questo va detto. Ci sono tanti aspetti che vanno considerati, in primis lo stato di salute del paziente in generale. La chirurgia purtroppo non è democratica”.

Cioè? Ci spieghi meglio questo concetto…

“Ad esempio un fumatore incontrerà molti problemi, in quanto il tabagismo interferisce anche sulla gua-rigione dei tessuti e sui tendini della cuffia dei rotatori in particolare. Anche il diabete è un grosso fattore di rischio dell’intervento perché la patologia interferisce con il fisiologico processo riparativo dei tessuti. L’errore più frequente nella chirurgia della spalla, a mio parere, è l’errata informazione al paziente, bisogna invece mantenere onestà intellettuale agendo secondo scienza e coscienza”.

Si può attuare una strategia di prevenzione per evitare ai giovani problemi futuri ad un’articolazione importante come la spalla?

“Si può e si deve. Ad esempio per i giovani sotto i 40 anni, soprattutto sportivi, è fondamentale non sottovalutare la prima lussazione, in quanto queste tendono a recidivare e a dare molti problemi con il passare degli anni. Trattando in modo corretto la prima lussazione, affidandosi a uno specialista, si evitano questi problemi”.

A volte però i problemi futuri arrivano anche se non ci si affida a veri specialisti…

“Come dicevo la spalla è un’articolazione realmente complessa. Succede ad esempio che con una frattura molto comune della spalla come quella dell’omero, venga sottovalutato il trattamento. Si mette un immobilizzatore e basta; invece in questo caso è sbagliato immobilizzarla, perché il concetto della spalla è proprio quello di guarire muovendosi. Ovviamente non a caso e sempre seguiti da uno specialista”.

Ci sono degli sport che aiutano a rinforzare la spalla?

“Tutti gli sport Over-Head, quali ad esempio tennis, pallavolo e pallanuoto, dando luogo a movimenti ripetuti della spalla, sottopongono a enorme stress le sue strutture muscolari, pertanto bisogna dare estrema importanza a compiere in maniera corretta i gesti atletici. Negli Stati Uniti c’è uno studio e una grande informazione sul training neuro-muscolare. Anche in questo campo la prevenzione e l’informazione svolgono un ruolo di primo piano”.

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