Stefano Calderoli: «Gli impianti? Solo quando necessari perché i denti vanno salvati»

L’educazione alla salute e la collaborazione del paziente sono i pilastri della filosofia che guida lo studio dentistico Dr. Stefano Calderoli di Bergamo dove il miglior presupposto per il mantenimento dell’integrità e dell’estetica della bocca si traduce in professionisti che operano sempre in un’ottica conservativa e preventiva.

Gli impianti? Solo quando necessari. In altre parole prima la salute, poi la terapia perché «un bravo dentista non deve fare marketing ma costruire una cultura dell’igiene orale ed educare i pazienti a mantenere i propri denti sani e longevi nell’arco di tutta la vita»: parola del dottor Stefano Calderoli, titolare dello studio dentistico omonimo di Bergamo dove la cura e il benessere di denti e bocca possono contare su una lunga tradizione familiare di dentisti, medici chirurghi e odontoiatri oggi alla terza generazione.

Dottore quali sono i suoi ambiti di specializzazione?

«In primo luogo l’endodonzia, terapia che si occupa del mantenimento del dente gravemente compromesso, la devitalizzazione per intenderci, poi la conservativa che sono i restauri diretti, le otturazioni e le piccole ricostruzioni e infine la protesi che è un restauro più completo che può andare dal restauro di un singolo elemento a riabilitazioni di intere arcate.

Come si riconosce un bravo dentista?

«Bisogna fare attenzione alla pubblicità fuorviante che fa passare false informazioni. Il bravo dentista non deve fare marketing ma essere un promotore per la salute. Chi si occupa di salute deve infatti occuparsi dell’individuo con tutto un bagaglio di competenze relazionali e psicologiche che diventano un valore aggiunto per il bravo professionista. A volte i pazienti sono sottoposti a interventi considerati necessari solo sulla base di protocolli che portano a convincere il paziente a fare quello che gli viene proposto. Ma il vero dentista deve mettere davanti a tutto la salute del paziente. Conoscenze e tecnicismi devono indurre sempre il clinico ad operare nell’ottica del risparmio di tessuto dentale».

Non solo bravi tecnici quindi…

«Un bravo dentista oltre ad avere occhio clinico deve avere anche buon senso e prendere decisioni sulla base di scelte corrette di analisi di ogni problematica per consentire la messa in atto di un piano di trattamento mirato e specifico per quel paziente».

 Quanto conta seguire il paziente nel tempo?

«Il mantenimento e il controllo delle terapie sono criteri fondamentali soprattutto per la salute del paziente perché se viene monitorato nel tempo è possibile intercettare i problemi e intervenire fin da subito all’esordio di una patologia o di una problematica».

Come considera la diffusione di catene che offrono servizi odontoiatrici low cost?

«L’errore più comune è quello di pensare solo al risultato immediato con la convinzione che molti siano interventi meccanici e di routine. In realtà le terapie dentarie, soprattutto nell’endodonzia, sono una branca medica che si occupa di salute e per questo bisogna sempre curarsi da professionisti che operano secondo alti standard qualitativi, di sterilità e asepsi con risultati estremamente longevi e controllati nel tempo. Non avviene quasi mai che la miglior terapia sia la strada più semplice ed economica, a meno che il costo pagato non sia anche biologico».

Quali sono i rischi?

«Lo scarso risultato genera sempre problematiche complesse e dilazionate nel tempo. A distanza di anni emergono non uno ma parecchi problemi che possono provocare anche la perdita di denti. L’obiettivo della terapia restaurativa, invece, è quello mettere in atto tutti gli step per evitare la necessità dell’intervento o di posticiparlo il più a lungo possibile.

Il vero dentista, in pratica, ti mette nelle condizioni di non sottoporti a terapie ma di mantenere la salute della tua bocca».

E se proprio si è all’ultimo step?

«Quando un dente dopo varie terapie è molto compromesso si può ricorrere all’endodonzia chirurgica tagliando gli apici delle radici. È una strategia risolutiva per il recupero degli elementi dentari compromessi, nel pieno rispetto della biologia e dell’etica: un intervento difficile che richiede competenze ed esperienza».

Quando poi un elemento è inevitabilmente perso, si ricorre alla terapia implantare coadiuvata oggi dalle moderne tecniche di rigenerazione ossea che consentono il miglior risultato estetico e funzionale.

Che progressi ha fatto la tecnologia?

«Negli ultimi 10-20 anni ha fatto passi da gigante con ottimi risultati. L’estetica ha ampliato molto le sue possibilità grazie a materiali compositi con nano riempitivi che si mimetizzano perfettamente con la colorazione del dente. I materiali ceramici come il Disilicato e lo Zirconio consentono restauri privi di metallo e di bordi antiestetici».

E riguardo agli strumenti?

Oltre all’ottimizzazione degli ingrandimenti nella microscopia sono migliorati anche gli strumenti a livello radiologico. Oggi le nuove Tac Cone Beam consentono infatti radiografie tridimensionali estremamente utili in ambito diagnostico.

Utilizza la sedazione cosciente?

«Il protossido di azoto è indicato per interventi complicati dove la collaborazione del Paziente scarseggi. È una tecnica ideale per chi è odontofobico e soprattutto per i bambini, ma non solo. La sedazione consente al paziente di mantenersi lucido e vigile ma riduce la percezione del fastidio. Tutto ovviamente è monitorato sotto controllo e rende più piacevole la seduta».

Oggi il turismo dentale è sempre più diffuso: quali sono i rischi di questo fenomeno?

«I rischi sono legati alla mera valutazione dell’aspetto economico. Quando si parla di salute, però, il parametro del costo non dovrebbe essere l’unico. La salute è un bene essenziale che va mantenuto non con viaggi della speranza saltuari ma costruendo un rapporto con dei professionisti che seguono l’individuo nell’arco di tutta la vita. Certi interventi non possono essere fatti in pochi giorni e con un buon risultato ma è necessario che le persone vengano seguite e monitorate nel tempo e che ci sia un rapporto professionale che diffonda l’educazione alla corretta igiene orale».

 In che senso?

«Bisogna aiutare le persone a mantenere la dentatura in ordine e in igiene fin da piccoli. Costruire insieme al Paziente una cultura dell’igiene dei denti per creare tutti quei presupposti che consentano di evitare l’insorgere di problematiche. Il primo obiettivo, insomma, non deve essere quello di cercare la terapia al minor costo ma di evitare la terapia o di cercarla nella miglior qualità possibile rivolgendosi a professionisti sempre disponibili sul territorio».

La formazione gioca un ruolo chiave quindi

«L’informazione- formazione del paziente è fondamentale e si dovrebbe attuare una sensibilizzazione già in età scolastica come avviene nei paesi scandinavi, dove il codificare regole importanti come l’uso dello spazzolino e la cura in generale dell’igiene orale, oltre ad evitare una serie di problematiche in età adulta, consente una crescita formativa dell’individuo grazie all’enorme potere educativo delle “regole” e del loro rispetto.

È opinione comune e ormai consolidata di psicologi e psicopedagogisti che riconoscono nell’importanza delle regole la chiave per far crescere individui più sicuri di se, consapevoli e responsabili. La “regola” dello spazzolino è un efficace strumento per attuare questo processo».

 

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Leggi l’approfondimento Ansa Dal dentista senza paura grazie alla sedazione cosciente

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