Dalla corretta gestione della salute in terza età all’alimentazione, dall’importanza della socialità alle attività psicomotorie, gli anziani seguiti presso strutture come le comunità integrate possono giovare della professionalità degli addetti ai lavori e condividere bisogni comuni ad altre persone. Si supera in questo modo il tema dell’abbandono, falso mito che colpisce ancora le famiglie che prendono la decisione di affidare i propri cari alle realtà specializzate nella cura degli anziani. Ne parliamo con Gianni Cannas, responsabile in Sardegna dell’associazione Il Girasole, gestore a Mores, Siligo, Aidomaggiore, Ghilarza e Thiesi di comunità integrate per gli anziani
Gianni Cannas, ancora oggi molte famiglie vivono l’affidamento dei cari anziani a strutture come le comunità integrate come un abbandono. Come mai?
Sì, esiste ancora un senso di colpevolezza nell’immaginare un genitore anziano o un parente in difficoltà affidato alle strutture dedicate. Tale sensazione è legata ad aspetti culturali del passato, ma non tiene in considerazione le nuove esigenze della società. Eppure, in realtà, questa è la migliore scelta che si possa fare per la salute della persona in terza età.
Perché?
Pensiamo alle comunità integrate per anziani, strutture dove sono presenti ospiti avanti con l’età che, ritrovandosi negli spazi comuni, possono giovare di una socialità che difficilmente avrebbero in famiglia. Nelle comunità integrate sono presenti figure sanitarie capaci di intervenire nel momento del bisogno, che propongono regimi alimentari corretti per l’anziano, si studiano soluzioni per le esigenze di chi vive questa specifica stagione della vita.
A cosa si riferisce?
Penso alle attività ludiche che vengono organizzate, a quelle psicomotorie per tenere in salute gli ospiti, ma anche alla pronta risposta del personale, che si interfaccia in maniera più efficiente rispetto alla stessa famiglia dell’anziano.
Le famiglie non sono in grado di prendersi cura degli anziani?
Diventa complicato per una famiglia mandare avanti la routine quotidiana e, allo stesso tempo, offrire ai parenti anziani elevati standard nella gestione di questa fase della vita.
Può spiegarsi meglio?
Gli adulti vanno a lavoro e i più piccoli a scuola, spesso lasciando gli anziani da soli in casa. Subentrano esigenze di svago, attività sportive, desideri alimentari particolari, situazioni che spesso sono in contrasto con la vita di una persona avanti con l’età. Ecco perché le comunità integrate sono la migliore soluzione, sia per le famiglie che per gli anziani, capaci persino di migliorare la loro vita.
Affidare gli anziani alle comunità integrate migliora la vita degli ospiti?
Assolutamente sì. In tali strutture sono presenti giardini dove poter passeggiare, si praticano ginnastica dolce e fisioterapia, si consumano regolarmente pasti in base alle necessità alimentari dell’anziano. Soprattutto, si socializza, punto focale della vita delle persone, ancor di più per coloro i quali sono avanti con l’età.
Una nuova terza età, diversa da quella che ci si immagina.
Devo dire che in un territorio come quello sardo, ricco di centenari, siamo abituati ad uno stile di vita sano, al contatto con la natura, la socialità è presente anche in età avanzata. Nelle comunità integrate si cerca di replicare quel tenore di vita, possibilmente migliorandolo grazie al personale specializzato proprio nell’assistere gli anziani, andando incontro alle loro esigenze.
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