Gli incidenti sul lavoro non accennano a diminuire nonostante norme, formazione e anni di discussione pubblica, e questo accade perché in molti contesti la sicurezza non è ancora percepita come una responsabilità condivisa ma come un insieme di obblighi da rispettare solo sulla carta ne abbiamo parlato con l’ingegnere Ottone Lambiase di Tutor Consulting.
Perché, nonostante se ne parli da anni, gli incidenti continuano a essere così numerosi?
Gli incidenti continuano perché la sicurezza non viene ancora percepita come qualcosa di personale e molti lavoratori la vivono come un obbligo imposto da altri, mentre dovrebbe essere sentita come un elemento centrale del proprio modo di lavorare, un atteggiamento che richiede di fermarsi un attimo, fare il punto e respirare la sicurezza prima ancora di iniziare qualsiasi attività operativa.
Lei parla spesso di “governare la sicurezza”: cosa significa in concreto?
Significa uscire dalla logica degli adempimenti formali e portare la prevenzione sul campo, integrandola nei processi produttivi e rendendola parte dell’organizzazione quotidiana, perché la sicurezza non può restare chiusa nei documenti ma deve diventare uno strumento reale che guida le scelte operative.
Chi sono i soggetti realmente coinvolti nella sicurezza?
I soggetti coinvolti sono molti: il datore di lavoro, i responsabili della prevenzione, i tecnici, le imprese appaltatrici e subappaltatrici e, sempre più spesso, anche il committente, perché se uno di questi anelli si tira fuori l’intero sistema si indebolisce e aumenta il rischio che qualcosa vada storto.
Il committente ha un ruolo decisivo?
Sì, perché quando pretende risparmi eccessivi o non verifica la qualità di chi affida i lavori indebolisce in modo drastico tutta la filiera, e per questo è importante che diffidi di chi presenta preventivi in cui la sicurezza non è adeguatamente considerata o di aziende che non investono in formazione, certificazioni o processi organizzativi adeguati.
Cosa dovrebbe fare un committente responsabile prima di avviare un lavoro?
Dovrebbe affidarsi a un professionista che lo aiuti a verificare la fattibilità dell’opera, individuare le figure apicali del cantiere, controllarne i requisiti e accertarsi che la sicurezza sia prevista fin dall’inizio, perché se questo percorso non viene avviato correttamente il committente rimane il primo responsabile tecnico e giuridico di ciò che accade.
Quali sono le principali responsabilità del committente?
Le responsabilità includono tutte le sanzioni previste dalla normativa, fino alla sospensione dei lavori o alla responsabilità personale quando non vengono rispettati gli adempimenti legislativi, e per questo nominare figure competenti e costruire una gerarchia chiara dimostra di essersi comportati come si comporterebbe un padre di famiglia, prevenendo rischi molto più costosi dei semplici obblighi iniziali.
Il nuovo decreto sicurezza cosa introduce di rilevante?
Il decreto porta novità importanti, dagli indennizzi ai familiari delle vittime a un rafforzamento della formazione finanziata dai bandi Inail, fino a una maggiore integrazione tra norme tecniche e normative legislative, un potere più forte per il medico competente e una maggiore attenzione alle cadute dall’alto con la priorità alle misure collettive rispetto a quelle individuali.
Il decreto incide anche sul sistema dei subappalti?
Sì, perché stringe molto la filiera e impone controlli più rigorosi, motivo per cui un committente dovrebbe diffidare di imprese non strutturate o di preventivi poco chiari, soprattutto quando per risparmiare si rischia di mettere sul tetto o su strutture pericolose persone non qualificate che operano al di fuori di ogni requisito di sicurezza.
La sicurezza viene spesso sacrificata per ragioni economiche: cosa risponde a chi la vive come un costo?
Rispondo che quando accade un incidente grave il costo umano è incalcolabile e quello economico diventa insostenibile, mentre investire nella sicurezza non solo dà il semaforo verde per poter operare ma seleziona il mercato premiando le imprese più serie, e infatti le aziende migliori che incontriamo in Italia sono proprio quelle che investono in welfare, qualità e attenzione reale ai propri collaboratori.
Qual è l’aspetto culturale su cui bisogna lavorare di più?
Bisogna smettere di considerare il lavoratore come un soggetto passivo, perché anche lui ha precisi obblighi di legge e deve sentirsi parte integrante del sistema di prevenzione, e solo quando datore di lavoro e lavoratore si incontrano in questo punto di equilibrio si crea un ambiente sicuro in cui la sicurezza non è solo un adempimento ma un modo di lavorare.
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