Dall’esperienza maturata in oltre quarant’anni di lavoro, una riflessione sul ruolo dell’audioprotesista come figura di ascolto, responsabilità e accompagnamento umano nell’era della tecnologia.
Negli anni, la figura dell’audioprotesista ha progressivamente ampliato il proprio ruolo. Oggi non è più soltanto un tecnico che si occupa dell’adattamento di un apparecchio acustico, ma un professionista che accompagna le persone in un percorso di ascolto, comprensione e riabilitazione. Gilberto Ballerini, fondatore di Audiomedical Pistoia nel 1982, è stato un pioniere nell’adottare e nel diffondere questo approccio, basato su una visione umana e relazionale della professione: meno attenzione al prodotto, più al bisogno, alla fiducia e alla qualità della comunicazione.
Ballerini, cosa significa oggi essere audioprotesista?
Significa molto più che occuparsi di un apparecchio o di una misurazione. L’audioprotesista è una figura che, a partire dalle conoscenze ed esperienze acquisite nei corsi di laurea e nella vita professionale, deve saper ascoltare prima ancora di intervenire. Dietro ogni difficoltà uditiva c’è una persona, con la sua storia, le sue abitudini e le sue emozioni. Il nostro compito è capire quel mondo e trovare insieme la soluzione giusta. L’apparecchio è solo uno strumento: la parte più importante è la qualità della relazione che si crea per raggiungere gli obiettivi concordati.
Oggi quanto conta la personalizzazione nella scelta e nell’adattamento dell’apparecchio acustico?
È fondamentale, perché ogni persona vive l’ascolto in modo diverso. Non basta valutare il grado di perdita uditiva: bisogna capire lo stile di vita, le abitudini, le esigenze comunicative. Un conto è seguire una persona che lavora in ambienti rumorosi, un altro è chi vive situazioni più tranquille o ha difficoltà solo in conversazioni di gruppo. L’apparecchio va adattato non solo all’orecchio, ma alla vita della persona. È questo che rende il nostro lavoro così complesso e, allo stesso tempo, così umano.
Audiomedical è una realtà costruita su un gruppo stabile di professionisti. Quanto conta la condivisione degli stessi valori nel vostro lavoro quotidiano?
Tantissimo. Con il mio collega Giuseppe Marazia, le collaboratrici Elena Bernardini ed Elena Maltinti, siamo un gruppo che lavora insieme da oltre venti anni e che condivide la stessa filosofia. Questo ci consente di offrire continuità, coerenza e attenzione a ogni persona che si rivolge a noi. Credo che il lavoro di squadra sia la vera forza di una struttura come la nostra: nessuno è protagonista da solo. L’ascolto, prima ancora che verso il paziente, deve esistere all’interno del team.
In un settore in continua evoluzione, l’idea di crescere e ampliare la propria attività è un tema con cui molte realtà si confrontano. Come avete scelto di muovervi nel tempo?
Abbiamo sempre preferito restare una realtà radicata, capace di mantenere un rapporto diretto con le persone. Crescere, per noi, non significa aprire nuovi punti vendita, ma approfondire il modo in cui accompagniamo chi si affida a noi. Pensiamo che quando il lavoro diventa solo numeri e procedure, si rischia di perdere l’umanità che dà senso alla professione.
La tecnologia, e in particolare l’intelligenza artificiale, sta cambiando il vostro mestiere?
L’intelligenza artificiale è una grande opportunità se usata con equilibrio. Gli apparecchi di oggi riconoscono la voce, distinguono il rumore di fondo, si adattano automaticamente all’ambiente.
Ma se decidiamo di avere a cuore l’intelligenza biologica, l’intelligenza artificiale non potrà mai sostituirla. È un progresso straordinario, ma resta uno strumento: la tecnologia non potrà mai sostituire l’empatia. Il nostro compito è aiutare le persone a comunicare, non solo a sentire meglio.
Che messaggio vuole lanciare ai giovani che scelgono di diventare audioprotesisti?
Direi di non dimenticare mai che questa professione ha una dimensione umana prima ancora che tecnica. È doveroso e gratificante aggiornarsi, conoscere la tecnologia e sapersi adattare ai cambiamenti, ma bisogna anche coltivare la capacità di ascoltare e di capire. L’audioprotesista non è un venditore: è un professionista che si impegna a restituire alle persone una parte importante della loro vita. E proprio qui entra in gioco la responsabilità sociale della nostra professione, perché aiutare qualcuno a tornare a comunicare significa migliorare non solo la sua quotidianità, ma anche la qualità delle relazioni e della comunità in cui vive.
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Chi è Gilberto Ballerini
Gilberto Ballerini, fondatore di Audiomedical Pistoia nel 1982, è tra i pionieri di un approccio relazionale all’audioprotesi, centrato sulla persona e sulla qualità della comunicazione prima che sul prodotto. Da anni contribuisce alla diffusione della cultura dell’udito e al confronto pubblico sul ruolo dell’audioprotesista, sottolineando il valore del supporto umano accanto alla tecnologia e l’impatto che una corretta riabilitazione uditiva ha sulla qualità della vita e sulle relazioni sociali.







