Antonio Armentano: «Nuove frontiere per il diritto del lavoro»

Uno dei soci dello studio legale Boursier Niutta [&] Parteners di Roma racconta l’occupazione 2.0. «Il Jobs Act non ha portato solo semplificazione, ecco perché serve maggiore consulenza»

Antonio Armentano, lei ha un lungo curriculum nel campo del diritto del lavoro – dalla specializzazione al dottorato di ricerca in diritto del lavoro europeo – ed è iscritto all’Albo dei Cassazionisti dal 2007. Ma il Jobs Act, con la sua semplificazione normativa, non vi ha “sottratto” un po’ di lavoro?

«Assolutamente no, anzi. Il Jobs Act ha cambiato il sistema andando incontro alle esigenze delle imprese che chiedevano maggiore flessibilità in entrata e in uscita. Così le tutele per i dipendenti si sono spostate dal rapporto di lavoro al mercato. Ma c’è una continua evoluzione del quadro normativo e la semplificazione a volte esiste solo in linea teorica…».

Significa che all’atto pratico non è stata fatta maggiore chiarezza?

«Sono diminuiti i contenziosi e questo è un dato di fatto, certo. Ma non sempre il legislatore è chiaro nella stesura della norma: ad un legale esperto nel diritto del lavoro si chiede proprio una corretta interpretazione delle leggi, per evitare brutte sorprese».

Può fare degli esempi?

«Prendiamo la norma della legge Fornero sulla reintegra del lavoratore licenziato per motivi disciplinari: essa prevede la sanzione della reintegrazione nel posto di lavoro, tra l’altro, quando il fatto contestato è inesistente. Ma che cosa vuol dire insussistenza del fatto? Si deve aver riguardo al fatto materiale o al fatto giuridico? Ecco, per questi interrogativi servono delle risposte concrete».

Anche perché a volte ci sono degli interventi “esterni”…

«La magistratura può intervenire e ribaltare le scelte aziendali: ad esempio, sulla nozione di giusta causa è stato detto tutto ed il contrario di tutto!. Serve molta cautela ed attenzione».

E come si articola la vostra consulenza?

«Questo è un aspetto che, nel corso degli anni, è cambiato fortemente. Prima un avvocato veniva contattato prevalentemente per svolgere la sua attività in ambito giudiziale, si potrebbe dire “a ridosso della causa”, mentre ora c’è bisogno di assistenza continuativa, 24 ore al giorno, “just in time”. Il nostro lavoro è la base per consentire alle aziende di mettere in atto scelte  lungimiranti e sostenibili».

E lei riesce a garantire assistenza personale a tutti i clienti?

«Certo, e questo è un altro elemento caratterizzante lo studio Boursier Niutta [&] Partners. Ogni socio – e io non faccio eccezione – segue un numero congruo di clienti proprio per non perdere il rapporto personale di fiducia e garantire assistenza personalizzata. Poi c’è una squadra di giovani selezionati e appositamente formati che lavorano dietro le quinte, ma è bene che il referente per l’azienda sia sempre la stessa persona».

Quali sono le differenze tra un legale esperto in diritto del lavoro e un semplice consulente?

«Sono sostanziali: quest’ultimo dovrebbe occuparsi solo della parte più prettamente amministrativa,  dalla gestione dei rapporti alle comunicazioni agli enti e così via. L’avvocato invece segue la contrattualistica, si occupa delle relazioni sindacali e delle delicate strategie di ristrutturazione aziendale, oltre ad essere l’interfaccia  degli uffici legali interni».

Come può un’azienda riconoscere l’affidabilità di uno studio legale?

«Premesso che il cliente oggi è mediamente più informato di qualche anno fa, l’affidabilità può stabilirla soltanto il tempo, il mercato, il nome che sei riuscito a costruirti nella tua vita professionale e che è il primo biglietto da visita. Certo che affidarsi ad uno studio legale che si occupa esclusivamente di una determinata materia è il primo imprescindibile passo».

 

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