Britta Gelati: «Nel 2020 la riqualificazione edilizia va affrontata con una figura professionale di riferimento come l’architetto o l’ingegnere edile, in grado di seguire tutto l’intervento con competenza ed esperienza»

Nel settore dell’edilizia nel nord Italia si riscontra comunque una lieve crescita per quel che riguarda le nuove costruzioni, un trend decisamente positivo si registra invece negli investimenti per la riqualificazione del patrimonio abitativo esistente. In questi ultimi anni, quindi, accanto alla progettazione di nuove costruzioni è cresciuta esponenzialmente l’esigenza di studiare soluzioni e garantire interventi di qualità sulle proprietà edilizie più datate. L’ingegnere edile che ha competenze in ambito strutturale può proporsi come figura chiave di questo processo, grazie a una conoscenza specifica non solo della progettazione e della gestione tecnica, ma anche della consulenza professionale.

Cerchiamo di approfondire questo tema che riguarda i fabbricati di nuova e meno recente costruzione con l’ingegnere Britta Gelati, dal 2001 titolare dello studio omonimo di Milano, che negli anni si è specializzata nel settore dell’intervento sul patrimonio edilizio esistente.

Perché nel ramo edilizio è sempre più importante consultare un professionista come un ingegnere?

«Perché, contrariamente a quello che molti pensano, e cioè che l’ingegnere edile fornisce solo un pezzo di carta allo scopo di ottenere un titolo edilizio o una certificazione, a questa figura sono richieste specifiche competenze professionali: non soltanto saper progettare le strutture di fabbricati nuovi o elaborare interventi edilizi, ma anche effettuare una consulenza preventiva relativamente all’intero processo di realizzazione in progetto per ottimizzarne i costi e le tempistiche, preparare i documenti tecnici, seguire i lavori in cantiere, effettuare i necessari collaudi e, cosa importantissima, trovare soluzioni idonee per gli interventi sull’esistente, che si traducono in operazioni di riqualificazione o restauro edilizio dal punto di vista strutturale in interventi di miglioramento o adeguamento».

Quanto è importante la riqualificazione edilizia?

«Molto. Rendere i fabbricati sicuri e quindi efficienti e più vivibili è fondamentale, soprattutto in caso di danni strutturali o di rischi legati ai materiali ormai vetusti, alle tecniche di costruzione datate o al rischio sismico. Oramai spesso la ristrutturazione si rende necessaria: penso, ad esempio, a tutte quelle strutture costruite con il cemento armato nel primo dopoguerra. Ora sappiamo che è possibile garantire un corretto comportamento strutturale del cemento armato solo per un certo numero di anni. Se sfruttate oltre la loro naturale vita i rischi sono tanti: proprio nel caso di cemento armato quando ci sono infiltrazioni di acqua e a causa dell’usura (fenomeni di fatica) avviene in alcuni punti del manufatto la separazione tra matrice cementizia e acciaio e quindi la struttura cede, esattamente come succede a volte nei ponti. Per quanto riguarda le altre costruzioni o il tessuto urbano, riqualificare vuol dire intervenire con azioni che puntano a recuperare il patrimonio edilizio preesistente per il benessere e la salvaguardia di chi ci abita. Nel caso di riqualificazione urbana assume anche una valenza sociale e culturale rilevante».

Qual è il rischio che si corre non consultando un professionista quando si deve effettuare un intervento edilizio?

«Un professionista indipendente fa la vera differenza perché considera tutto il processo e quindi ragiona sulla parte tecnologica ma anche sul controllo dei costi. Quest’ultimo non è un fattore banale in quanto affidarsi solo a un’impresa di fiducia va benissimo, però se questa chiede degli extra, il committente può non avere modo di verificare cosa ha fatto, come l’ha fatto, perché l’ha fatto. Ecco che affidarsi sin dalle prime fasi ad un professionista permette di avere un supporto tecnico qualificato e garantito unito ad un controllo dei costi: il committente ne guadagna in sicurezza, salvaguardando l’immobile e le finanze».

Sicurezza che vuol dire anche non correre dei rischi…

«Certo! Affidarsi a un ingegnere permette al cliente di tutelarsi dall’inizio alla fine dei lavori. Tutto ciò si traduce in minor spesa, lavori eseguiti a regola d’arte – in quanto il professionista supervisiona i lavori in cantiere -, e valutazione preventiva dei rischi o di brutte sorprese che potrebbero verificarsi in futuro, come danni per infiltrazioni, rotture o impermeabilizzazioni eseguite male. Senza questa programmazione e controllo tecnico- economico il committente si trova spesso a sostenere spese supplementari dovute nella miglior ipotesi a lavorazioni non previste ma spesso anche a danni successivi o criticità sottovalutate».

Anche la consulenza è un punto fondamentale…

«Eseguire una valutazione preventiva è sempre buona norma per calcolare appunto i potenziali rischi, ma non solo: diventa necessaria quando è seguita dalla progettazione dell’intervento perché consente un controllo del risultato, un controllo economico, quindi costi certi, e un controllo tecnico per garantire il buon esito. È l’inizio di un iter che il professionista segue a 360°».

È sempre possibile riqualificare?

«No, perché se i materiali che formano la struttura portante non sono più affidabili si dovrebbe demolire; si può riqualificare quando innanzitutto vi è certezza sulle caratteristiche dei materiali, se questi sono ancora intatti o se vi è la possibilità di sfruttarne le resistenze o qualità residue, affiancando interventi di consolidamento».

La figura dell’ingegnere è cambiata negli anni?

«Non c’è stata una grande evoluzione nella professione: il cambiamento ha seguito i tempi ed è andato al passo con le innovazioni tecnologiche, come l’uso del computer e di applicazioni specifiche, come il CAD, che hanno facilitato il lavoro, ma per contro ha “escluso” molte professionalità di colleghi più anziani che sono andate perdute. In compenso, in questi ultimi anni è aumentata la sensibilità nei riguardi delle strutture esistenti».

In pratica in cosa si traduce questa sensibilità?

«Al giorno d’oggi noi ingegneri edili e civili costruiamo con fattori di sicurezza totalmente diversi rispetto al passato, nei progetti aggiungiamo duttilità in più, leghiamo maggiormente i materiali, creiamo sezioni diverse, più solide, non più pilastrini esili. Inoltre negli interventi sull’esistente si va a controllare lo stato delle murature, a verificare il materiale con cui sono state costruite, si valuta se la costruzione corrisponda o meno a quelli che sono i requisiti normativi attuali, cioè la si confronta con dei parametri certi e con dati statistici. L’informatizzazione ha dato la possibilità di ingegnerizzare l’intervento sull’esistente che non è più lasciato solo alla sensibilità del professionista. L’adozione di un metodo scientifico, supportato da fasi di analisi e di studio serio, hanno anche di fatto reso meno incisive sul risultato le eventuali pressioni economiche da parte del cliente».

Qual è il cliente tipo dell’ingegnere edile?

«I privati, ma non solo. Gli enti pubblici che vogliono riqualificare gli edifici o valutarne lo stato e le criticità per poi eseguire un piano di manutenzione, oppure le società immobiliari che fanno investimenti per riqualificare allo scopo di rivendere. Con tutti si parte dalla consulenza, intesa come individuazione delle scelte d’intervento, per poi passare alla realizzazione del progetto».

L’approccio personalizzato è un elemento da considerare nella riqualificazione?

«Si cerca sempre di andare incontro alle esigenze del cliente, spesso però negli interventi più corposi e importanti, la creatività dell’ingegnere è finalizzata unicamente al risparmio, ovvero all’individuazione della soluzione più economica a parità di sicurezza strutturale e durabilità. Nell’ambito degli interventi locali abbiamo spesso più libertà creativa, con l’aiuto degli architetti che curano anche la parte estetica possiamo ideare elementi particolari, soluzioni personalizzate. È un approccio innovativo, permesso appunto solo in un ambito più contenuto dove spesso si dialoga direttamente con l’utilizzatore finale».

Uno studio di ingegneria si interfaccia anche con altri professionisti?

«Sì, avvalersi di altre figure professionali è necessario. Occupandosi prevalentemente della riqualificazione del patrimonio esistente, a partire dall’intervento in un edilizio piccolo, che può essere un appartamento, l’unione di due abitazioni o la sistemazione della facciata di un condominio, è indispensabile lavorare con altri professionisti. Nel mio caso, ricorro a una rete di colleghi ingegneri, architetti e geologi, sia per le prestazioni specialistiche necessarie e importantissime come ad esempio la progettazione energetica e acustica, sia per i sondaggi sul terreno e le prove sui materiali, in laboratorio o in situ, per poter poi costruire un modello dell’edificio che viene analizzato in quelle che sono le varie configurazioni».

Per finire, l’approccio femminile in questo settore prevalentemente maschile è un valore aggiunto?

«Sì, se fatto con passione. Parlo per la mia esperienza: credo che la gestione dello studio da parte di una donna aumenti l’empatia nei confronti del cliente e porti quindi a una responsabilità e una conduzione diverse, basate, oltre che sull’aggiornamento professionale, sulle esigenze del cliente con maggior accudimento, ascolto e creatività».

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Leggi l’approfondimento Ansa Britta Gelati: «Nel processo di riqualificazione edile è basilare essere affiancati da un ingegnere»

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