Carlo Avataneo: «Gli ultimi 40 anni hanno rivoluzionato il mondo della farmacia»

Il ruolo del farmacista è mutato nel corso del tempo, così come i servizi offerti: la spiegazione di un professionista attraverso gli importanti cambiamenti del settore

Carlo Avataneo, lei pratica la professione di farmacista dal 1975 e ha assistito all’evoluzione del settore. Quali sono i principali cambiamenti avvenuti?

«Sembra quasi un altro mondo quello nel quale iniziai rispetto a quello odierno. Tecnologia ed innovazione hanno avuto un grosso impatto nella meccanizzazione del settore, così come la concezione degli spazi. Nello specifico, l’aiuto dei computer nella catalogazione del farmaco, la vendita di nuovi prodotti e l’allargamento delle farmacie sono i principali cambiamenti che hanno avuto un impatto nel settore. Agli inizi della mia attività veniva consigliato l’utilizzo di spazi ristretti, mentre oggi si consiglia l’esatto opposto, ovvero farmacie ampie che possano proporre molta più scelta di prodotti parafarmaceutici, dato che gli utili derivanti dalla dispensazione dei farmaci sono vistosamente calati».

E’ giusto affermare che le farmacie sono tutte uguali?

«Non proprio: ci sono delle differenze tra le varie farmacie esistenti. Se prima tutte le medicine potevano essere dispensate da farmacie private e pubbliche, oggi nell’ottica della necessità del risparmio della spesa farmaceutica molti medicinali, tra i più costosi, vengono distribuiti dalle ASL direttamente o mediante la così detta DPC (distribuzione per conto), attraverso le farmacie del territorio. Questo ha drasticamente abbassato il fatturato delle farmacie. Mentre la DPC non crea al paziente grossi disagi, dal momento che  può comunque rivolgersi alla sua farmacia di fiducia, la distribuzione diretta da parte delle farmacie ospedaliere costringe spesso a file estenuanti (anche di ore) per ottenere farmaci salvavita, come gli antitumorali. Per dare qualche numero, a Cagliari città le farmacie territoriali sono circa 50, cifra che sale intorno a 600 per tutta la Sardegna».

Quali sono le principali differenze ancora esistenti tra l’Italia ed altri Paesi?

«Le differenze esistono ma il mercato imporrà pian piano un adeguamento anche per il settore farmaceutico italiano. Mi spiego: se fino ad oggi le farmacie erano di esclusiva proprietà dei farmacisti, questo paradigma oggi è messo in discussione proprio dalle grandi catene. Abbiamo iniziato con le parafarmacie all’interno della GDO, ma passeremo alle farmacie dei grandi gruppi. Gli Stati Uniti sono un esempio in tal senso: specie nelle zone di maggiore interesse dal punto di vista economico, le farmacie gestite dai privati sono pochissime. In una grande catena come la CVS Pharmacy, dove si può acquistare letteralmente di tutto, in 1000 mq di negozio troviamo 4 farmacisti: tutto il resto è personale non laureato, si pratica il self service e i farmaci da banco non necessitano l’intervento del farmacista. Da noi in 100 mq troviamo ancora 4 farmacisti».

Ritiene obsolete le norme stringenti sull’apertura di una nuova farmacia?

«Molti criticano il fatto che le aperture di nuove farmacie siano a numero chiuso. Ma questa disposizione, che in Italia esiste da più di un secolo, rispondeva all’esigenza che il farmacista dovesse preoccuparsi esclusivamente della salute del paziente e non del profitto, garantendo così una redditività tale da poter esercitare la professione secondo coscienza, e non in funzione del guadagno».

Quanto è stato importante l’impatto delle nuove tecnologie nella gestione del farmaco in farmacia?

«La tecnologia ha giocato un ruolo decisivo nel mutamento della gestione del farmaco all’interno delle strutture farmaceutiche. Fino ai primi anni ‘90 il sistema era completamente manuale, la farmacia non era dotata di strumenti informatici e si trattava, fisicamente, di prendere il farmaco, consegnarlo al paziente e scrivere su un foglio quello che era stato eseguito per gestire gli ordini. Le informazioni relative al farmaco erano demandate al solo strumento cartaceo, quello chiamato “informatore farmaceutico”, un manuale nel quale erano presenti tutti i farmaci, la composizione e la loro posologia. L’informatica cambia tutto: la svolta è avvenuta con l’imposizione alle aziende farmaceutiche dell’inserimento del codice a barre sulle confezioni, permettendo di rilevare i dati del farmaco attraverso la lettura eseguita con gli scanner.

La questione dei farmaci brevettati ha un impatto sul sistema economico farmaceutico?

Senza dubbio l’avvento del farmaco generico ha rivoluzionato il settore. Gli equivalenti contengono lo stesso principio attivo dei farmaci brevettati. Tali farmaci possono essere prodotti alla scadenza del brevetto e richiedono procedure semplificate per la commercializzazione: un risparmio che permette il miglioramento del conto economico sia per lo Stato che per il cittadino, se accetta di utilizzare questo prodotto piuttosto che quello commercialmente riconosciuto».

 

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