«Con Apollo 2.0 abbiamo usato la realtà virtuale per creare un nuovo modello di business»

Intervista a Marco Amaranto, CEO del marchio RVO (Realtà Virtuale One), che ha inventato un nuovo modo di fare business con la realtà virtuale portandola nelle piazze

Marco Amaranto, giovane imprenditore umbro, CEO e ideatore del marchio RVO, dedicato all’intrattenimento con la realtà virtuale, ha inventato un nuovo modo di fare business. Ha sdoganato la realtà virtuale dalle sale giochi e dai parchi divertimento, portandola in piazza in mezzo alla gente.

Amaranto, come ha scoperto questa macchina?

«Ho conosciuto questa realtà mentre ero in viaggio, quattro anni fa. Io mi sposto molto, soprattutto in Asia, dove nascono quasi tutte le novità tecnologiche e prendo spunto dai posti che visito. Faccio da ponte tra Europa e Asia. Quando ho visto questa macchina ho pensato subito fosse un prodotto molto interessante da portare immediatamente in Europa. L’abbiamo chiamata Apollo 2.0».

Come funziona Apollo 2.0?

«La struttura è formata da una pedana vibrante, da un visore e da un desk di controllo che permette di provare fino a 100 esperienze. Queste esperienze sono pensate sia per gli adulti che per i bambini e le categorie sono varie: horror, adrenalina, avventura. Ci sono dei filmati che fanno fare un viaggio virtuale in città reali, ad esempio a Parigi. Quindi si vedono le persone in carne ed ossa che passeggiano, si vedono i simboli della città, dalla Torre Eiffel all’Arco di Trionfo. Ci sono anche attività didattiche e scientifiche, come la schiusa delle uova delle tartarughe».

Come vengono sviluppate queste esperienze?

«Non le sviluppiamo noi, ma vengono sviluppate da un team di giovani ingegneri».

Perché un cliente dovrebbe rivolgersi a voi? Qual è il valore aggiunto che offrite rispetto ai competitor?

«Noi siamo stai i primi sul mercato ad aver portato questa idea. Conosciamo perfettamente il mercato asiatico e tutta la documentazione necessaria per utilizzare Apollo 2.0. Studiando i certificati insieme ad un ingegnere abbiamo strutturato il codice identificativo per la macchina. Questo permette di ottenere la licenza di spettacolo viaggiante che abbatte notevolmente i costi, e sfrutta le potenzialità di Apollo 2.0 al massimo, creando un business di livello».

In Italia chi opera nella realtà virtuale oltre a voi?

«Nel nostro Paese ci sono cinque o sei realtà che però sono completamente diverse da noi. I nostri competitor si focalizzano di più su sale giochi e centri commerciali, mentre noi, grazie al codice identificativo di Apollo 2.0 che permette di richiedere una licenza di spettacolo viaggiante, diamo la possibilità di posizionare la macchina in ogni piazza italiana. Noi ci rivolgiamo all’utente finale, quindi prendiamo i suoli pubblici in zone di altissimo passaggio soprattutto in estate in località balneari: Otranto, Ischia, Isola d’Elba, Rimini. Apollo 2.0 crea intrattenimento, di conseguenza si forma sempre una folla intorno ad essa facendosi pubblicità da sola».

In che modo vi fa pubblicità?

«Quando lavoriamo nelle piazze e facciamo divertire le famiglie, gli imprenditori o aspiranti tali ci richiedono informazioni. Questa è una grande opportunità di business da cogliere al volo e adatta a qualsiasi tipo di persona: dal neo diplomato che vuole intraprendere un’attività imprenditoriale, ad una persona di mezza età rimasta senza lavoro, fino all’imprenditore che vuole reinventarsi.   Abbiamo creato diverse formule per acquisire Apollo 2.0: comodato d’uso gratuito, oppure vendita. Le opportunità per sfruttare al massimo Apollo 2.0 sono infinite».

In che modo Apollo 2.0 è un’opportunità di business?

«Noi abbiamo sdoganato la realtà virtuale dalle sale giochi e parchi divertimento, l’abbiamo portata nelle piazze rendendola itinerante. Questo è stato possibile grazie alla licenza di spettacolo viaggiante che abbatte notevolmente i costi. È una macchina che autoalimenta il proprio business, perché crea spettacolo nello spettacolo. Infatti le persone che guardano chi la sta usando si divertono quasi di più di quelle che la vivono. Poi, ovviamente, lo spettatore vuole diventare protagonista e provare la macchina. Se si posiziona Apollo 2.0 in posti dove c’è molto movimento, ad esempio in estate al mare, si incassano dai 2000 ai 4000 euro a settimana. Apollo 2.0 produce redditi importanti che vanno dai 70 ai 125 euro l’ora».

Può essere utilizzata anche per feste private?

«Sì assolutamente, Apollo 2.0 può essere affittata per feste di compleanno, matrimoni e cene esclusive»

La realtà virtuale è diventata quasi “mainstream”. Come si riconosce la qualità?

«Una regola fondamentale è quella di cercare le emozioni reali. La realtà virtuale crea la percezione di essere fisicamente presenti in un mondo virtuale come fosse reale, esattamente come il mondo che ci circonda. Ma per ottenere questo risultato, la tecnologia deve diventare invisibile. In questo modo le emozioni che provi sono reali: paura, adrenalina, felicità. Se non si sentono emozioni, qualcosa è andato storto».

Il vostro mercato di riferimento è solo quello italiano?

«Al momento sì, ma sono arrivate richieste anche dall’estero, persino dall’Argentina».

Quali sono le prospettive future?

«Sono quelle di aumentare le affiliazioni. Per adesso siamo connessi con RVO Napoli, RVO Salerno, RVO Torino, RVO Sicilia, RVO Sardegna».

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Leggi anche: Marco Amaranto porta la realtà virtuale in piazza

Leggi l’approfondimento Ansa: Apollo 2.0, un nuovo modo di fare business con la realtà virtuale

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