Davide Agosta di Svelt Spa, leader nella produzione di scale e trabattelli: «L’innovazione è alla base di ogni successo imprenditoriale»

«Da oltre 50 anni progettiamo a ognuno la soluzione di cui ha bisogno» spiega il responsabile commerciale dell’azienda di Bagnatica, in provincia di Bergamo, che nel 1964 ha brevettato il primo trabattello telescopico in Italia, il cosiddetto ponteggio mobile, dando il via a una storia imprenditoriale all’insegna dell’innovazione e della ricerca che si è concretizzata nella produzione di scale, trabattelli e soluzioni su misura per il sollevamento a livello professionale e domestico, con quote di mercato anche in Europa.

Come nasce il trabattello Svelt?

«Nasce da un’intuizione di mio padre Antonio che nel 1964, lavorando come agente di vendita per un’azienda di ponteggi e materiale edile, comprese che i clienti finali con cui aveva un rapporto diretto necessitavano di qualcosa di diverso dal modello francese, ai tempi l’unico diffuso sul mercato. Avevano bisogno di qualcosa di più rapido da montare, facile da trasportare, comodo per gli interni, compatto e richiudibile per passare nelle porte e utilizzabile zoppo su scalinate. Mio padre ha così fondato un’azienda sull’invenzione di un prodotto nuovo, brevettandolo poi come modello “Italia”, capostipite dei trabattelli moderni. Scelse il nome Svelt per la velocità con cui poteva essere montato e smontato il trabattello Italia, in pratica 1 minuto e mezzo contro i 30 minuti dei modelli tradizionali francesi che scomparvero dal mercato immediatamente».

Come si è evoluto negli anni il brevetto?

«Il successo del primo trabattello telescopico ha portato Svelt a creare una serie di trabattelli professionali in acciaio con base più ampia per consentire agli operatori di arrivare ad altezze superiori, anche fino a 16 metri. Negli anni Ottanta abbiamo introdotto le scale che ci venivano sempre richieste dai clienti, poi i trabattelli in alluminio nel 2000 richiesti soprattutto dal mercato estero ma alla fine introdotti anche in quello italiano, fino ad arrivare ai giorni nostri con carrelli e altri prodotti per operare in quota».

I vostri sono numeri straordinari: 80mila scale e 100mila metri di trabattelli professionali all’anno. Come ci spiega questo successo?

«Ci siamo concentrati su ogni singolo mestiere creando prodotti ad hoc per specifiche applicazioni. La regola è che non tutte le scale fanno tutti i mestieri e quindi ogni serie di scale che produciamo va a coprire esigenze specifiche richieste dal mercato. Lo stesso per i trabattelli. Il nostro valore aggiunto è quello di selezionare il mercato dando a ognuno la soluzione di cui ha bisogno. In questo modo i nostri partner e distributori possono contare su unico fornitore per un’enorme gamma di prodotti diversi e specializzati per tutti i lavori in quota richiesti dal loro mercato».

Una produzione al passo con i tempi?

«Seguendo il mercato abbiamo investito nell’innovazione di prodotto, “fai da te” compreso: da anni, infatti, siamo presenti nella Grande distribuzione organizzata del settore domestico, mentre a livello professionale abbiamo diversificato la gamma con soluzioni specifiche: ad esempio il nostro progetto “Tetto Sicuro” creato a seguito del boom del fotovoltaico e delle norme sulla sicurezza dei lavori in quota che consiste in una gamma completa di passerelle, parapetti e scale a gabbia in alluminio per accedere, camminare e operare sulle coperture in totale sicurezza».

Non solo scale e trabattelli quindi?

«L’evoluzione del mercato e la continua richiesta di strutture su misura ci ha dato un nuovo impulso a sviluppare e rafforzare il reparto “Soluzioni speciali” creato nel 2010 per il lavoro in quota per svariati settori. Rispetto al resto della produzione dove robot e macchine automatiche ad alta tecnologia garantiscono la massima precisione nelle fasi più delicate della lavorazione e riducono i tempi di produzione al minimo, quella per le strutture speciali è diventata una lavorazione su misura, quasi sartoriale per ogni cliente, con un know how specifico anche per un pezzo solo».

 Che differenza c’è tra un trabattello e un ponteggio?

«Sono due strutture totalmente diverse nella normativa, nella struttura, nelle funzioni e nelle portate. Il ponteggio è una struttura tubolare fissa da facciata che serve per costruire, con alta portata, fino a 20 m di altezza e con un autorizzazione ministeriale obbligatoria. Il trabattello è invece una struttura a torre mobile su ruote, con portata limitata, strutturata per interventi di rifinitura di breve durata ad un massimo di circa 13/15 m di altezza.  I trabattelli non necessitano di autorizzazione ministeriale e, a differenza dei ponteggi, non richiedono il Pimus (Piano di montaggio, uso e smontaggio) ma solo il rispetto del manuale del produttore».

È comunque richiesta una formazione?

«Negli ultimi anni si è intensificata la richiesta di formazione per il montaggio e l’utilizzo del trabattello e per garantire la sicurezza degli operatori. Per questo aziende accreditate come la nostra organizzano corsi di montaggio, utilizzo in sicurezza, smontaggio e manutenzione di trabattelli e scale e corsi di sicurezza per piattaforme aeree».

Come si sceglie un trabattello?

Prima di tutto bisogna sceglierlo in base all’altezza a cui si deve arrivare. Più in alto si lavora più la base sarà ampia e l’ingombro maggiore. Il secondo criterio di scelta riguarda la qualità richiesta tra un trabattello professionale per utilizzo intensivo o un trabattello leggero o hobbistico per utilizzo saltuario. Il terzo criterio dipende dal tipo di lavoro e consiste nel materiale (acciaio o alluminio), dove l’acciaio è più indicato per lavori pesanti da cantiere (impresa edile) e l’alluminio per lavori più leggeri e “puliti” (elettricisti, manutentori, impiantisti).

E la rapidità di montaggio?

È un criterio da tener presente: i trabattelli in alluminio sono più leggeri e presentano il vantaggio di avere meno componenti spesso a montaggio rapido. I trabattelli professionali in alluminio sono più costosi ma più veloci da montare e facili da trasportare e maneggiare rispetto a quelli in acciaio. Sono però anche i più delicati e soggetti a rotture ed usura.

Un ultimo criterio di scelta riguarda la zona di utilizzo. Per utilizzo interno è bene scegliere trabattelli con ingombro più limitato, magari richiudibili per passare nelle porte senza smontaggio. Esistono modelli telescopici che possono lavorare anche su scalinate o con prolunghe per un’altezza fino a 4 o 6 metri per poterli usare anche all’esterno.

Cosa dice la normativa sui trabattelli?

«Per il Testo unico sulla sicurezza D.Lgs.81/08 è obbligatorio vendere e utilizzare i trabattelli secondo le prescrizioni dell’art 140 che obbligano, fra l’altro, all’ancoraggio alla costruzione ogni 2 piani e il bloccaggio delle ruote. Le norme europee UNI EN1004 consentono invece l’utilizzo del trabattello senza ancoraggio, da effettuarsi solo dove è possibile, per trabattelli montati tra i 2,5 metri e un’altezza massima dell’impalcato di 12 metri all’interno e di 8 metri all’esterno di edifici. Tali norme devono essere validate con calcoli e il trabattello deve essere collaudato secondo i test richiesti dalla EN1004 da enti riconosciuti. I trabattelli a norme europee possono essere usati senza Dpi ma devono avere impalcati (piani) e scalette interne almeno ogni 4 metri di altezza. Per i trabattelli con altezza non inclusa nella norma europea, entra in vigore il D.Lgs 81/08».

Come garantire comodità e sicurezza insieme?

«Mai risparmiare su questi fattori. Spendere qualcosa in più per un trabattello che consenta un comfort in quota che facilita il lavoro e fa risparmiare tempo di montaggio e di esecuzione del lavoro. I nostri modelli di punta in acciaio Professional e Dingo hanno per esempio una particolare posizione delle crociere che sono bloccate a pressione e creano 12 triangoli indeformabili per ogni campata del trabattello. Queste figure indeformabili evitano la torsione e la flessione del trabattello anche a grande altezza, facilitando l’inserimento dei moduli superiori e lasciando contemporaneamente un notevole spazio di lavoro in facciata».

E per le scale?

«Per il Testo unico sulla sicurezza D.Lgs.81/08 è obbligatorio vendere e utilizzare le scale secondo le prescrizioni dell’art 113. È ammessa deroga alle disposizioni di carattere costruttivo di cui ai commi 3, 8 e 9 del D.Lgs. 81/08 solo per le scale costruite in conformità alla norma tecnica UNI EN 131 Parte 1^ e 2^. Per dimostrare che una scala è conforme a tale norma europea è necessario predisporre la Certificazione che deve essere emessa da “Laboratorio ufficiale e riconosciuto” come definito nell’allegato XX del D.Lgs. 81; La norma EN131 1-2 indica dimensionamenti a cui attenersi e le prove che la scala deve superare».

Quanto conta saper seguire il prodotto nel tempo?

«L’esperienza e la reputazione che una grande azienda acquisisce negli anni insegnano che devi sempre trovare la soluzione al cliente, anche quando ha bisogno di un manuale o di pezzi di ricambio di un modello acquistato anche molti anni prima. Abbiamo imparato che per distinguersi sul mercato bisogna essere interlocutori affidabili e conquistarsi la fiducia dei clienti garantendo la possibilità di trovare sempre una soluzione».

 

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