Dott Gilberto Ballerini: «Audiomedical Pistoia da 35 anni sostiene la cultura del buon udito»

Audiomedical Pistoia è un’azienda che da 35 anni opera in ambito sanitario, contribuendo in misura sostanziale al miglioramento della qualità di vita delle persone con problemi di udito. Abbiamo intervistato il Dott. Gilberto Ballerini, Tecnico Audioprotesista, titolare di Audiomedical Pistoia.

Dott. Ballerini, era il 1982 quando ha fondato la sua azienda. Qual era lo scenario italiano per quanto riguarda il vostro settore?

 “Molto diverso dall’attuale. Senza pensare alla tecnologia, anche i bisogni – pur essendo sostanzialmente gli stessi – erano meno percepiti nella loro importanza o percepiti in modo diverso da oggi. All’epoca i fondamentali della professione c’erano già, ma non esisteva ancora come profilo professionale riconosciuto. Solo nel 1994 la professione del tecnico audioprotesista è stata definita e regolamentata, con il dovere di arricchire costantemente la nostra formazione professionale”.

Come si è evoluta la vostra professione in questi 35 anni?

 “Nei nostri primi anni di attività gli apparecchi acustici erano poco più che ingombranti “amplificatori analogici”. Nel corso del tempo la tecnologia si è evoluta enormemente. Con l’introduzione degli apparecchi digitali – oggi quasi invisibili così da migliorare anche l’impatto estetico – sono state offerte possibilità del tutto impensate 35 anni fa per persone con problemi uditivi. Le nuove tecnologie offrono molte più opportunità di comunicazione ed un incredibile miglioramento nella comprensione dei suoni e del parlato. La nostra professione vive in simbiosi con la tecnologia, ma la sfida per il Tecnico Audioprotesista è mettere al centro la persona e la qualità della vita”.

Quali sono i punti da tenere in considerazione per effettuare una giusta valutazione audioprotesica?

“Per effettuare una buona valutazione audioprotesica il primo passo è senza dubbio prendere atto dei riscontri acquisiti sul piano medico, rilevare tutti i dati audiometrici, necessari a descrivere al meglio la perdita uditiva, e metterli in relazione agli aspetti caratteristici della persona anche sul piano psicologico”.

 Quanta importanza hanno gli aspetti psicologici?

“Molta. L’udito tra i sensi è forse quello più intimamente legato con la psiche, grazie ad esso si veicolano messaggi, si stabiliscono rapporti con le persone. Lo stigma relativo all’accettazione del problema, per quanto parzialmente superato, è ancora oggi presente. Molto spesso si confonde la dimensione del sentire con quella del capire. Ne deriva che per svolgere al meglio questo mestiere non basta padroneggiare gli aspetti tecnici, ma è necessario essere in grado di instaurare con il cliente un rapporto di totale fiducia per poter prendere in carico il problema”.

C’è bisogno quindi, di rivolgersi a dei veri esperti del settore, giusto?

 “Direi proprio di sì. Almeno per quello che riguarda l’assunzione di responsabilità nei confronti del problema. Il ruolo del tecnico audioprotesista è quello di correggere l’udito e l’individuazione della soluzione protesica è solo una tappa del percorso che l’operatore deve compiere insieme all’Utente. L’idea di di risolvere limitandosi all’acquisto o alla vendita del dispositivo, per quanto legittima sul piano commerciale, non può essere accettata sul piano professionale”.

Cioè? Ci spieghi meglio questo punto…

“Una volta chiarito che l’apparecchio deve essere acquistato, non possiamo prescindere dal lavoro di riabilitazione, il cosiddetto “farci l’abitudine”, riassunto in tre momenti intimamente legati tra loro: adattamento acustico (momento in cui il corpo estraneo, cioè l’apparecchio, deve essere accoppiato all’orecchio); adattamento biologico (necessità che ha la corteccia di adattarsi ed elaborare nuovi stimoli cui è soggetta per l’uso degli apparecchi); adattamento relazionale (la persona deve abituarsi a stare con l’apparecchio, a farne uso). Da qui la necessità per il cliente di considerare il tecnico audioprotesista suo referente per la correzione uditiva almeno per tutta la durata di funzionamento del dispositivo. Con queste tre dimensioni dell’adattamento l’operatore e l’utente si confronteranno per raggiungere l’udito migliore possibile”.

Quali sono i principali requisiti che deve avere un buon tecnico audioprotesista?

“I principali requisiti di cui bisogna disporre per lavorare in questo campo come veri professionisti sono senza dubbio oltre alla passione per un settore che richiede studio e aggiornamento continui, una buona manualità, la disponibilità all’autocritica, la capacità di immedesimarsi, per quanto possibile, nei problemi del paziente uniti a una naturale predisposizione ai rapporti interpersonali. Si tratta di essere operativi finalizzando il comportamento a tutto ciò che serve all’utente per risolvere al meglio la sua condizione uditiva”.

Qual è l’aspetto della sua professione che in assoluto le piace di più?

 “L’idea che integrando conoscenze di tipo strettamente tecnico alla necessità di confrontarsi con esperienze di vissuto quotidiano, possa migliorare la qualità della vita delle persone”.

 

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