Dott. Gino Mattutini: «Una visita dermatologica può salvarti la pelle!»

La pelle è l’organo più esteso e visibile del corpo umano: può assorbire influenze esterne e manifestare un malessere fisico anche grave. «La prevenzione è il primo passo per prendersi cura della nostra cute» – Intervista al Dott. Gino Mattutini, dermatologo

Dott. Mattutini, lei è responsabile del settore dermatologico della casa di cura “Villa dei Pini” di Civitanova Marche, lavora presso un poliambulatorio di Castelfidardo e presso la ClinicaLab di Recanati. Dall’alto della sua esperienza, qual è il segreto per avere una pelle sana?

«Al primo posto c’è senza dubbio la prevenzione: dalla pelle si può dedurre lo stile di vita di una persona e la trascuratezza innesca tante patologie, come il melanoma che ha un’incidenza altissima nelle Marche anche per motivi genetici. Ecco perché, condurre una vita sana e sottoporsi a controlli dermatologici ogni anno sono priorità che non si devono rimandare».

Perché le visite devono essere annuali?

«Perché è importante monitorare la cute: un problema presente all’interno del fisico molto spesso si manifesta sotto forma di infiammazioni o escoriazioni. La protezione della pelle coinvolge quindi la persona nella sua interezza, da qui il bisogno di attenzioni speciali. Non dimentichiamo che il tumore cutaneo è l’unico che si vede ad occhio nudo».

Ecco, parlando di patologie: quanto conta agire tempestivamente?

 «È fondamentale individuare eventuali disfunzioni per evitare che sfocino in qualcosa di più serio. Molto importante, in questo senso, è la videodermatoscopia, un test non invasivo che permette di verificare l’esistenza e la profondità delle lesioni a rischio di mutazione. Insomma, anche la semplice mappatura dei nei va eseguita a cadenza regolare per controllare la loro trasformazione. Ma anche calvizie ed acne, se prese in tempo, possono essere adeguatamente contrastate».

Le patologie dermatologiche sono in aumento?

«Sì, molto dipende da fattori come lo stress o un’alimentazione scorretta. Va detto che le persone sono mediamente più informate rispetto a qualche anno fa, pensiamo agli anni ’60 quando andava di moda prendere la tintarella in modo esasperato senza considerare le conseguenze. Tuttavia persiste la tendenza a considerare le patologie della pelle meno gravi rispetto ad altre. Si tratta di un approccio sbagliato».

Nella sua professione è più importante l’esperienza o l’ausilio tecnologico?

«È un binomio inscindibile. Il bagaglio empirico di un dermatologo è indispensabile per agire con precisione e competenza. È fondamentale stabilire un rapporto di fiducia con il paziente, che va seguito direttamente dalla fase di diagnostica all’intervento. Certo è che l’uso di macchinari d’avanguardia riduce ogni margine di errore e permette di operare con precisione su ogni fronte».

Può fare degli esempi?

«Penso alla dermochirurgia, una branca che utilizza tecniche specifiche per scopi oncologici o estetici. Oppure ai vari tipi di laser: da quello per la rimozione dei tatuaggi a quello termofrazionato per il trattamento delle rughe e il  rimodellamento delle cicatrici. I macchinari vanno aggiornati costantemente».

Accennava all’estetica: vediamo come funziona la dermatologia in questo particolare settore…

« È uno dei settori più in espansione nel campo della medicina applicata ai trattamenti di bellezza. Credo sia essenziale portare avanti un’estetica di ristrutturazione utilizzando esclusivamente materiali riassorbibili».

Niente labbra a gommone, insomma…

«Penso sia passata la stagione degli eccessi. Un’estetica sostenibile non deve essere invasiva, ma ridare freschezza. Il ringiovanimento cutaneo è sempre più richiesto, soprattutto per quel che riguarda il viso e il collo: con l’accelerazione del ricambio cellulare l’epidermide rivitalizza il suo aspetto e diventa più tonica e luminosa».

Siamo partiti parlando di patologie e siamo arrivati alla bellezza della persona: non si tratta di aspetti troppo differenti?

«Niente affatto: il dermatologo è una figura chiave proprio perché si muove tra la dimensione medica e quella estetica. Il settore ha avuto uno sviluppo ampissimo se pensiamo che il dermatologo era nato anticamente come medico del “casino” e doveva curare le malattie sessualmente trasmissibili. Ora ci occupiamo ancora delle patologie veneree, ma abbiamo allargato l’orizzonte guardando i frutti della pelle nel suo insieme».

E per il futuro?

«Il futuro è in espansione, pensiamo alle malattie tropicali o alla capacità di riuscire ad individuare patologie su pelli di colore diverso. Lo studio e l’aggiornamento saranno sempre caratteristiche determinanti, così come il rapporto di fiducia con il paziente».

 

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Leggi l’approfondimento Ansa La dermatologia estetica: l’esperienza del Dott. Gino Mattutini

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