Elio Petroni “Scaltrezza, dinamicità e riservatezza: così un investigatore tutela il cliente”.

Vivere tra indagini e appostamenti, spesso nell’ombra, per smascherare bugie, truffe, tradimenti. Un lavoro che intriga e che impegna, quello dell’investigatore privato. “Piace a molti ma non è per tutti” afferma senza esitazioni, forte della sua esperienza ultratrentennale, il titolare dell’agenzia di investigazioni con sede a Roma, la Elio Petroni Investigations, perché “oltre alla competenza e allo studio – commenta Petroni – occorrono doti spesso innate: essere scaltri, sfacciati, sciolti, dinamici, e saper assicurare riservatezza al cliente”.

Elio Petroni è l’investigatore che, grazie alla professionalità con cui affronta le indagini per i suoi clienti, dalle più semplici alle più complesse, ha conquistato la notorietà e la fiducia della clientela, soprattutto nella città di Roma, dove ha sede la “Elio Petroni Investigations”. Come lui stesso dice “mettendoci la faccia”. La sua agenzia esiste dal 1991, ma la passione per questo lavoro il dottor Petroni l’ha scoperta ancora prima, lavorando con Tom Ponzi, dopo anni trascorsi in Polizia, dove inizia la sua carriera lavorativa.

 Lei è un ex poliziotto che un giorno ha deciso di cambiare rotta e svolgere il lavoro di investigatore privato. Come mai?

 La Polizia è nel mio cuore ma la mia vera passione era investigare. Così, quando nel 1982 ho iniziato a lavorare nell’agenzia di Tom Ponzi, ho trovato finalmente la mia strada, e poi dal 1991 ho iniziato a svolgere il lavoro di investigatore privato con una mia agenzia. Occuparmi di investigazioni era la mia vera attitudine. Un buon poliziotto non è detto che sia un buon investigatore. Anche chi ha compiti operativi nell’ambito della Polizia, non ha necessariamente capacità investigativa. Si tratta di lavori completamente diversi, anche quando si parla di Polizia operativa: i ruoli, i compiti e le attività da svolgere sono completamente diverse rispetto alle investigazioni”.

Quando ci si rivolge all’investigatore privato?

“L’assistenza di un investigatore privato è richiesta quando un cittadino, per la sua vita familiare e personale oppure nella sua attività lavorativa (immaginiamo il titolare di un’azienda) ha dubbi e sospetti nei confronti di altre persone. Sospetti che possono essere, appunto, in ambito familiare (presumendo ad esempio una relazione extraconiugale da parte del marito o della moglie), ma anche  in ambito lavorativo (pensiamo al caso più frequente di infedeltà di un dipendente). Il D.M. 269/2010 specifica i nostri limiti, normativi e di azione. Cosa possiamo e cosa non possiamo fare”.

 Quali sono i “confini” all’interno dei quali un investigatore privato è tenuto a muoversi?

“Tramite la raccolta di dichiarazioni scritte, informazioni verbali e il reperimento di documenti, oltre che frequentemente di documenti video e fotografici, ci occupiamo di reperire prove favorevoli al nostro cliente. Spesso siamo ingaggiati per la ricerca di persone, ad esempio di un debitore che ha fatto perdere le sue tracce. Non possiamo però occuparci di servizi che sono riservati alle autorità di Polizia, come le intercettazioni telefoniche, attività che, se non svolte da personale autorizzato da un magistrato,  sono vietate dalla legge e perseguibili penalmente”.

Complici la tv e la letteratura, quando si parla dell’investigatore privato nell’immaginario collettivo ci sono i nomi del Commissario Maigret, di Nero Wolf, di Sherlock Holmes…

 “Noi siamo in Italia però, e qui non esistono le logiche dell’investigatore all’americana. In molti paesi europei la figura è regolamentata, finalmente qualcosa è cambiato anche da noi, ma siamo ancora lontani da una disciplina che dia valore reale alla professione di investigatore privato. In Italia l’investigatore privato è un cittadino in possesso di una licenza rilasciata dalla Prefettura per svolgere l’attività di investigatore e oggi, dopo il provvedimento Maroni, si richiede una laurea in giurisprudenza o in scienze dell’investigazione. Ma fino a qualche anno fa sono state tante le persone che si sono avventurate in questo ambito. Prima bastava semplicemente non avere precedenti penali e veniva rilasciata la licenza”.

La licenza è personale, ma di fatto con la sua agenzia collaborano altre persone.

“Io sono titolare e ho la licenza. Con me collaborano diverse persone e a vario titolo, che pur in assenza di licenza, sono comunque segnalate alla Prefettura. Caso per caso, abbiamo necessità di avvalerci di collaboratori di età e profili diversi. Immagini un’indagine per il controllo di giovani: non puoi certo mandare a fare un pedinamento una persona di 40 anni in discoteca, se non vuoi destare sospetti. Poi ci sono i consulenti con profili più tecnici, i periti. In questo lavoro dei essere un po’ tuttologo ma non puoi essere poi specialista su tutto. Se c’è da effettuare una bonifica ambientale, so esattamente come avviene, poi però mi occorre il tecnico al quale affidare la singola attività in concreto. Quando un cliente si rivolge ad un investigatore, cerca risposte. E bisogna sapere da subito cosa fare e come muoversi. Essere costantemente sul pezzo”.

Come si fa ad avere certezza della professionalità di un investigatore privato?

“La professionalità emerge già nel corso di un colloquio. Suggerisco sempre un colloquio conoscitivo con l’investigatore o con più investigatori, prima di affidare un mandato. Così si potrà avere la possibilità di fare delle comparazioni obiettive. E anche valutare il costo”.

Nel suo tariffario leggiamo una tariffa pari a 60 euro orari.

“Il nostro tariffario è depositato alla Prefettura. Tutti gli investigatori titolari di un’agenzia devono tenere permanentemente affissa nei locali del loro ufficio, in modo visibile, la tabella delle attività alle quali sono preposti, con la tariffa delle singole prestazioni. Per svolgere bene il lavoro c’è bisogno di tempo e di personale adeguato, quindi il costo è più che giustificato. Le persone che si rivolgono ad un investigatore sono quasi sempre in uno stato emotivo poco sereno. Sono poche le persone che cercano la professionalità ma badano di più al prezzo. Per fare questo lavoro e farlo bene, ci sono dei costi che compensano anche i rischi che noi corriamo. La serietà nei confronti di un cliente sta nella nostra capacità di riuscire a dare risposte e cercare la verità ad ogni costo, nell’interesse del cliente”.

Dottor Petroni, perché fare l’investigatore non è un lavoro per tutti?

 Tutti dicono che avrebbero voluto fare questo lavoro nella vita, ma pochi realmente poi lo fanno e riescono a farlo con professionalità. Perché ci sono aspetti del lavoro che puoi apprendere, studiando e attraverso l’esperienza sul campo, ma occorrono anche altre caratteristiche che devono essere proprie della personalità di chi lo svolge, come la sfacciataggine ad esempio. Bisogna muoversi con circospezione ma senza temere di essere scoperti. Bisogna essere sciolti, dinamici, disinvolti, soprattutto quando si fanno domande. Poi occorre essere pazienti e saper assicurare riservatezza al cliente. E’ la prima cosa che il cliente chiede. E’ un lavoro che un lavoro che ti deve piacere. Devi essere mosso da curiosità, cercando di non farti coinvolgere personalmente, anche se a volte può accadere. Come si fa a restare indifferenti di fronte alla scomparsa di una persona oppure ad una madre che cerca di capire la vita del proprio figlio?” .

 

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Leggi anche Elio Petroni Investigazioni “Il nostro lavoro, alla continua ricerca della verità, ha una funzione sociale”.

Leggi l’approfondimento Ansa Elio Petroni “+57% di divorzi in un anno: in Tribunale via libera alle prove reperite dall’investigatore privato”.

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