Onoranze funebri Emidio e Alfredo De Florentiis: «La nostra missione? Sollevare il dolente da ogni incombenza»

La storica impresa di onoranze funebri di Pescara è giunta alla quinta generazione: «Dietro ogni lutto deve esserci un’assistenza completa, dalla personalizzazione del funerale alla gestione delle pratiche post-mortem» – Intervista a Emidio De Florentiis, titolare dell’agenzia funebre Emidio e Alfredo De Florentiis

Emidio De Florentiis, entrando nella vostra storica sede di via Spaventa, colpisce il clima di serenità che si respira, il tempo sembra essersi fermato. Eppure c’è stata una grande trasformazione dall’epoca di suo nonno “Midiuccio”, non è così?

«Nonno ha iniziato come semplice artigiano ed ha avuto il merito di lavorare sempre con grande umiltà. Erano i tempi in cui c’era la figura itinerante del falegname che – in caso di lutto – visitava le famiglie per realizzare delle casse artigianali su misura. Poi lui ebbe il merito di allargare il servizio e l’evoluzione, proseguita con mio padre, si è mantenuta costante fino ai giorni nostri. Ora siamo alla quinta generazione, grazie a mia figlia Giorgia che mi affianca quotidianamente».

Eppure alcune cose non sono cambiate…

«La professionalità e la sensibilità. Senza queste attitudini non può essere svolto un mestiere così delicato. Nella vita siamo abituati che si può programmare tutto, ma il lutto sfugge a questa legge umana. Quindi chi arriva qui è spesso sconvolto e ha bisogno di essere ascoltato e compreso, va alleggerito da tutte le incombenze, anche quelle di natura burocratica. È importante farsi carico delle pratiche post-mortem, attraverso un legale di riferimento e un ufficio patronato».

Per quanto riguarda l’organizzazione del rito funebre?

«Un’agenzia funebre seria deve privilegiare il servizio e l’assistenza completa. E quindi occuparsi di tutto ciò che gravita intorno al lutto: dalla vestizione della salma (con interventi garantiti anche nelle ore notturne, ndr) alla pubblicazione di manifesti e necrologi. Dotarsi di un parco auto di livello, selezionare e formare il personale con attenzione, dando su tutto una rilevanza assoluta alla sensibilità, alla capacità di ascoltare ed entrare in empatia con chi ci sta di fronte».

Ma come si può garantire quest’ultimo aspetto?

«Dei professionisti capaci riescono a sollevare il “dolente” – trovo questo termine adeguato, perché non si parla di semplici clienti – da ogni incombenza, muovendosi con delicatezza e umanità. Non dobbiamo dimenticare che ognuno di noi è stato o sarà a sua volta un “dolente”. A volte basta una semplice frase per incoraggiare a superare il dolore. Certo, la sensibilità da sola non basta, ma deve essere accompagnata dalla professionalità e dall’esperienza. Qualità che non si possono improvvisare».

Com’è possibile riconoscere dei veri professionisti?

«In un settore così delicato sarebbe auspicabile l’introduzione di un albo professionale che fissi criteri e parametri severi per l’accesso alla professione. In attesa che ciò si verifichi, il mio consiglio è informarsi, prendere contatti, raccogliere più indicazioni possibili. Certo, se ci fosse un controllo sulla qualità del servizio sarebbe meglio per tutti e anche i clienti non avrebbero brutte sorprese».

Altrimenti a quali rischi possono andare incontro?

«Il rischio maggiore è contattare un’agenzia sprovvista tanto di mezzi propri quanto di personale specializzato. È chiaro che se vengono chiamati ad allestire il rito funebre dei collaboratori esterni, il servizio potrebbe risentirne. Senza contare che il costo può essere uguale o addirittura superiore a quello di un lavoro di qualità. Insomma, si può andar incontro a brutte sorprese, anche perché a distanza di anni permane un ricordo molto particolare del rito funebre».

Un ricordo in cui sono anche i singoli dettagli a fare la differenza…

«Ogni dettaglio, perché niente va improvvisato. E poi ogni funerale ha una storia a sé, ma di certo quello che rimane nella mente di una persona che ha subito una perdita non è tanto la cassa o gli addobbi floreali, quanto proprio la disponibilità delle persone che hanno curato il rito. Questa tendenza a privilegiare la dimensione “spirituale” si riflette anche nelle singole scelte del cliente che hanno determinato una rapida evoluzione del settore».

Quale sarebbe?

«Rispetto a qualche anno fa, si assiste ad una minor ostentazione del dolore. Il lutto viene vissuto in modo più discreto e introspettivo. Ad esempio gran parte degli addobbi floreali sono stati sostituiti dalle donazioni. Anche qui è importante mettere a disposizione del cliente tutti gli strumenti necessari alla raccolta dei soldi da destinare ad un ente benefico, ma senza invadere la sua privacy».

Che cos’è la previdenza funeraria?

«Una buona pratica diffusa in tutta Europa, malgrado qui in Italia fatichi a decollare. Si tratta della possibilità di assicurarsi il rispetto delle propria volontà e la garanzia di un rito adeguato, il tutto con un notevole risparmio sulle spese funebri (non più soggette ad aumenti futuri, ndr), mediante la stipula di una polizza vita».

Dalle sue parole emerge una grande passione. Del resto lei ha scelto questa professione al termine del percorso di studi, rifiutando anche un paio di offerte per un posto in banca. Qual è la cosa che più le piace del lavoro?

«L’aspetto psicologico, la possibilità di donare anche un piccolo sorriso, un abbraccio o un attimo di conforto a chi è lacerato dalla disperazione e si trova a fronteggiare una situazione difficile. Alleviare il dolore è difficile, ma noi ci proviamo quotidianamente».

 

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Leggi l’approfondimento Ansa Emidio De Florentiis: «Ogni lutto causa dolore, ma i funerali non sono tutti uguali»

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