Fondazione Pia Opera Ciccarelli: “Ecco come garantiamo un servizio di qualità nell’assistenza agli anziani per le famiglie veronesi”

Monsignor Carlo Vinco ed Elisabetta Elio, presidente e direttore della Fondazione, spiegano l’importanza della collaborazione con dipendenti e famiglie degli ospiti

 Con i suoi nove centri e i suoi oltre cento anni di storia, la Fondazione Pia Opera Ciccarelli è una realtà consolidata nel settore dell’assistenza agli anziani. Non solo offre servizi di qualità, investendo sul personale, sulla formazione e sul rapporto con le famiglie, ma cerca di dare sempre risposte innovative alle necessità di assistenza che si modificano con il tempo e l’evoluzione della società. Il presidente della Fondazione, Monsignor Carlo Vinco, ed Elisabetta Elio, direttore generale della Fondazione Pia Opera Ciccarelli onlus, spiegano quali sono le caratteristiche del servizio offerto all’intero territorio veronese e i futuri sviluppi dell’assistenza agli anziani.

In un servizio di assistenza ad anziani non autosufficienti, è molto importante la qualità degli operatori e del loro lavoro. Come fare per garantirla?

“Assistere gli anziani con patologie invalidanti non è semplice: serve formazione, ma anche concentrazione e predisposizione, oltre che instaurare un legame con loro. Nelle nostre strutture abbiamo effettuato una precisa scelta, inizialmente coraggiosa, ma che poi si è rivelata vincente. Abbiamo assunto tutti i dipendenti direttamente, senza rivolgerci a cooperative, con contratti part-time. Così si ottengono vari vantaggi: innanzi tutto non si sottopone il dipendente a uno stress troppo elevato, ma lo si fa lavorare per 3-4 ore al giorno. Noi vogliamo che il nostro personale sia sempre attento, impegnato e disponibile. Lavorando meno, le ore che si dedicano al lavoro sono di qualità più elevata e non ci sono distrazioni. Inoltre, non ricorrendo a cooperative, ma assumendo direttamente i dipendenti, riusciamo a evitare turn-over e precarietà, dando stabilità non solo ai rapporti con le famiglie, ma anche alla crescita del lavoratore: investiamo molto sulla formazione”

Quanto conta il rapporto che si instaura con la famiglia e come strutturarlo a vantaggio degli ospiti?

“E’ importante scardinare il concetto che vede le famiglie contrapposte ai centri di accoglienza, definendo i primi “clienti” e gli enti “fornitori”. Non siamo davanti a un rapporto commerciale, ma a un percorso da fare insieme per il bene degli ospiti. La Fondazione Pia Opera cerca sempre di coinvolgere la famiglia nel piano assistenziale del proprio caro, chiamando gli stessi parenti dell’ospite a partecipare alla vita che coinvolge il loro famigliare. Anche per la famiglia viene opportunamente pensato un percorso formativo utile ad affrontare il gravoso percorso assistenziale. Questo giova non solo al rapporto che si instaura tra centro e famiglia, ma anche all’anziano che non si sente abbandonato a estranei, ma ritrova i propri famigliari nei momenti quotidiani”

Avete scelto di aprire le strutture al territorio, rendendo i parchi pubblici o avviando all’interno altre attività destinate alla comunità. Come mai?

“Noi crediamo nell’inclusione, non nella ghettizzazione. Vogliamo che i nostri ospiti mantengano vivo un rapporto con il territorio e vogliamo che il territorio prenda noi e i nostri ospiti come punto di riferimento. Aprendo i parchi e i servizi all’interno dei centri a tutta la collettività favoriamo lo scambio generazionale, facciamo incontrare giovani e anziani per un reciproco scambio di visioni e di crescita. Abbiamo avviato numerosi progetti in questo senso, facendo affiancare nel periodo estivo i nostri anziani da giovani studenti: i progetti sono piaciuti non solo agli anziani e alle loro famiglie,  ma anche ai giovani. Confrontarsi fa bene e fa crescere. Inoltre non vogliamo far sentire nessuno “in prigione”: nelle nostre strutture non ci sono orari di visita, i famigliari possono entrare quando vogliono”.

Tra crisi economica e tagli alle pubbliche amministrazioni, come vede il futuro dell’assistenza agli anziani?

“Penso che diventerà un settore sempre più importante, visto l’invecchiamento della popolazione, e le pubbliche amministrazioni non devono rinunciare a essere presenti in questo settore esternalizzando i servizi o lasciando l’iniziativa ai privati. Certo, visti i tempi “difficili” è bene sviluppare collaborazioni, unendo le forze tra enti, istituzioni e associazioni. E anche con le stesse famiglie, che possono dare una mano e collaborare a rendere migliori e più vicini i servizi alla persona. Purtroppo, con il progressivo ritirarsi del pubblico, in questo settore si sta sviluppando un privato “for profit”, multinazionali che vedono gli ospiti come profitto. Dobbiamo pensarci tutti, perché prima o poi tutti arrivano ad aver bisogno dei servizi. Credo che l’unica soluzione sia quella di sviluppare nuovi progetti che facciano tornare in auge un senso di comunità, che superino l’individualismo imperante in cui è finita la nostra società, e si torni tutti a darsi una mano, ognuno con le proprie possibilità. Fino a quaranta anni fa era normale”.

Che progettualità state sviluppando in questo senso?

“Stiamo lavorando a un progetto definito “abitare leggero”. Condomini a prezzi calmierati, in cui si può vivere pagando una cifra minore di affitto, in cambio di servizi. In questo modo si possono riunire studenti, famiglie in difficoltà economica o con molti fragilità sociali, anziani che necessitano di aiuto per fare la spesa o piccola assistenza. Questi nuclei famigliari, quindi, tornerebbero a darsi una mano tra loro, occupandosi dell’assistenza ai bambini e agli anziani e aiutando chi non possiede abbastanza soldi per possedere una propria casa. Una sorta di comunità di solidarietà. Esperimenti di questo tipo ce ne sono già molti in Europa, riportando risultati eccellenti. E a breve li svilupperemo anche noi”.

 

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Leggi anche Pia Opera Ciccarelli: assistenza agli anziani, servizio alle famiglie. Dal 1890.

Leggi l’approfondimento Ansa Fondazione Pia Opera Ciccarelli, il futuro dell’assistenza agli anziani passa per la riscoperta delle comunità di quartiere

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