Giampaolo Teofoli: «Le acqueforti? C’è l’essenza dell’Umbria nelle incisioni»

Le creazioni artistiche del pittore ternano sono uno spaccato della vita sociale e naturale: dalle grandi industrie ai prati fioriti, passando per i ritratti. «L’arte vive nelle piccole cose e ai giovani dico di coltivare i sogni» – Intervista al Maestro Giampaolo Teofoli

Giampaolo Teofoli, nella sua lunga carriera ha partecipato a numerose mostre, sia collettive che antologiche, anche fuori regione. Eppure tutti i suoi soggetti sono umbri. Come nasce un’ispirazione?

«È un processo di andata e ritorno: vedo una cosa e la faccio mia, sfiorandole l’anima. Credo che l’arte, come la vita, sia fatta di piccole cose, di storie apparentemente marginali. Si deve guardare con consapevolezza a questo mondo e avere la forza di narrarlo».

E le sue creazioni sono uno spaccato sociale presentato senza retorica: basta pensare al celebre dipinto che immortala gli operai all’uscita dalle acciaierie negli anni ’60…

«Sì, perché era un evento toccante vedere tutte le luci di ventimila biciclette che si spostavano come una nuvola. Già allora potevo comprendere il valore documentaristico di un quadro del genere. Ma c’è dell’altro: la vita di Terni non è iniziata con la grande industria del ‘900, abbiamo avuto l’epoca romana, le chiese antiche, le torri medievali. E poi la natura, dai grandi paesaggi ai piccoli scorci».

Non a caso lei ha scritto il libro “Terni, capitale dell’amore e dell’acciaio”, in cui accanto alla raccolta pittorica, ci sono storie di scorci e monumenti a volte poco conosciute…

«Perché capita di vivere una città senza mai guardarla a fondo. Ricordo un giovane visitatore ad una mostra tempo fa: “Non mi ero mai accorto che Terni fosse così bella”, mi aveva confessato. L’arte figurativa deve sempre essere connessa alla storia di un territorio e fotografarlo nella sua evoluzione».

Parliamo ora di tecniche: quale pensa sia più adatta a rappresentare i soggetti umbri?

«Ogni artista ha i suoi gusti e la sua formazione. Io ho spaziato dall’olio all’acquerello fino alle incisioni. Non ho mai utilizzato l’acrilico perché lo trovo freddo. Per il resto sono particolarmente affezionato alle acqueforti: è una tecnica difficilissima perché è come lavorare al buio e si vede il risultato soltanto alla fine».

Spieghiamola brevemente a chi non ne sa niente..

«L’acquaforte è una tecnica di incisione che risale al Medioevo, quando si utilizzava l’acido nitrico, chiamato in latino “acqua-fortis”, appunto. La lavorazione è rimasta identica: una lastra di rame, ricoperta con la cera, viene incisa tracciando i segni che comporranno l’immagine. Per ottenere paesaggi sfumati e segni differenziati si procede alle morsurazioni».

La tecnica sarà anche antica, ma guardando la sua produzione, sembra che lei sia riuscita a modernizzarla…

«Perché la sviluppo come se fosse un quadro, dando un tocco di contemporaneità. Stesso discorso per l’acquatinta (una variante, ndr). La particolarità delle acqueforti è che si lavora d’istinto. È molto difficile correggere eventuali imperfezioni, inoltre ogni stampa è diversa dall’altra».

Nelle sue acqueforti si percepisce il lungo lavoro che c’è dietro le quinte e il risultato finale è sempre piacevole e comprensibile. Ecco, a proposito di comprensibilità, come giudica l’arte contemporanea che spesso non è decifrabile dai visitatori?

«Premesso che ogni artista deve essere giudicato nel suo insieme, quindi in un’esposizione antologica e non collettiva, il criterio della comprensibilità deve essere al centro di ogni discorso artistico. Quindi prima si studiano le tecniche figurative sino a padroneggiarle alla perfezione, quindi si può passare alla sperimentazione».

Tornando alla sua produzione: nel corso degli anni molte opere sono state acquistate da clienti stranieri, dall’America al Nord Europa. Che effetto le fa?   

«Mi riempie di gioia e spero di continuare così, riuscendo a coinvolgere anche i giovani visitatori. Se con i quadri riesco a comunicare un aspetto sconosciuto di Terni sono doppiamente contento».

A proposito di giovani: ricordiamo che lei ha iniziato a dipingere seguendo le orme del padre, Palmiro Teofoli, celebre pittore a cui l’amministrazione di Terni ha intitolato una via. Che consiglio darebbe ad un giovane artista?

«Io devo tutto a mio padre: mi ha insegnato tanto e, anche quando ho iniziato con le mie prime estemporanee e ho trovato una mia autonomia artistica, mi rendo conto che avevo già incorporato le tecniche di base a partire dal suo lavoro. Così ai giovani dico di non mollare mai, di continuare a coltivare il proprio sogno, anche nei piccoli ritagli di tempo. Poi le cose possono andare più o meno bene, ma la passione migliora la nostra vita».

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Leggi anche “Da Terni all’America: le acqueforti di Giampaolo Teofoli ambasciatrici dell’Umbria”

Leggi l’approfondimento Ansa: “Giampaolo Teofoli, dipinti e capolavori dall’Umbria”

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