Ilio Stella: «metterci la faccia, scelta vincente anche nell’era del web 4.0»

Una vita nell’editoria economica, quella di Ilio Stella, sempre a contatto con le Pmi, parla di come il web 4.0 ha cambiato i giochi di forza tra imprese e mercato. Dopo esperienze decennali ai massimi livelli come business editor di una rivista controllata da IL SOLE 24 ORE, Ilio Stella è approdato in PagineSi! S.p.A., l’azienda guidata da Sauro Pellerucci, per curare il prodotto Si!Reputation di Si!4Web.

Stella, da oltre vent’anni aiuta le imprese a comunicare la loro buona reputazione attraverso articoli giornalistici: cosa è cambiato con l’avvento di internet?

«Dobbiamo prendere coscienza che c’è una migrazione epocale dal pianeta fisico a quello digitale. Mi verrebbe da definirla quasi come un esodo “biblico” ed irreversibile verso un mondo dove sono state abbattute le barriere del tempo e delle distanze. La conseguenza diretta è che ci sono più possibilità di contatto tra offerta e domanda».

 Un grande vantaggio per chi fa impresa.

«Si e no. Da un lato c’è la grande opportunità di raggiungere più facilmente nuovi clienti, ma dall’altro c’è il serio pericolo di essere “oscurati” da una maggiore concorrenza. I competitors non sono più solo quelli del quartiere, della città o della regione, ma sono in ogni parte del Pianeta. Senza considerare poi quella miriade di nuovi “competitors improvvisati”, che dalla mattina alla sera spuntano sul web come funghi».

 E quindi?

«Il primo passo è prendere atto di questo nuovo scenario e muoversi di conseguenza. Due sono le azioni da fare: la prima è investire per farsi “rintracciare tra i primi” sui motori di ricerca – e questo oggi lo fanno in tanti -; la seconda, riuscire a dimostrare la propria affidabilità e competenza, distinguendosi da chi fa solo promesse – e questo lo sanno fare ancora in pochi».

Ma come fare per distinguersi da chi fa solo promesse?

«Sarò chiaro e schematico. Due sono gli aspetti vincenti: saper comunicare la propria “buona reputazione” ed il “metterci la faccia”».

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 Ci spieghi meglio.

«Le è mai capitato di trovare su internet un prodotto o un servizio, che non trovava, o con caratteristiche migliori, o ad un prezzo più competitivo?»

 Certo.

«Le è venuto il desiderio di verificare se il venditore fosse affidabile e che dietro non ci fosse una “fregatura”?»

 Si, certo.

«E cosa ha fatto? Si è accontentato di ciò che il venditore aveva scritto sul suo sito internet, tipo “garantiamo serietà, affidabilità, professionalità” o è andato a cercare altre fonti tramite Google?».

Si vero, tra l’altro io uso molto spesso Google per questo.

«E cosa pensa che facciano gli altri quando devono informarsi su di lei?».

 Suppongo la stessa cosa. Quindi, qual è il suo consiglio?

«Che io sia un professionista o un titolare di un’impresa, la prima cosa che devo verificare è questo: cosa esce fuori da un motore di ricerca quando viene digitato il mio nome o quello della mia azienda. Poi mi domanderò: quel risultato trasferisce la mia affidabilità?»

 E come riesce un imprenditore a trasferire e comunicare la sua affidabilità nel web?

«Ecco, questo è il passaggio chiave. Io ho una profonda convinzione: c’è un modo quasi infallibile per conquistare la fiducia della gente: meritarsela! Dobbiamo dimostrarla con i fatti»

 Giusto, ma quali sono questi “fatti” che dovrebbero uscire dal web?

«Dalla ricerca su Google devono uscire fuori contenuti di valore, che confermano e rafforzano la nostra affidabilità. Gli articoli e le interviste di taglio giornalistico sono contenuti che Google mostra “volentieri” tra i primi risultati, se sono pubblicate nel modo corretto nel web. È importante però che gli articoli siano credibili, evitando la spicciola “reclame”. Devono essere scritti pensando all’interesse del lettore, dando informazioni utili sull’argomento, spiegando in modo obiettivo come fare le scelte giuste. Le risposte alle domande, che ti vengono poste in qualità di esperto del settore, dimostreranno le tue competenze e la tua autorevolezza».

 Lei parlava anche del “metterci la faccia”…

«Si, vedere la faccia del professionista o di chi sta dietro un logo o un’azienda rassicura il cliente, il consumatore e tutti coloro che entrano in contatto con noi».

 Come accade nel “pianeta fisico”, giusto?

«Ottima osservazione. In effetti cambia solo il luogo della decisione. Cosa succede nel mondo fisico? Entriamo in una banca, in uno studio medico, in un salone auto o in un centro estetico, magari attratti dall’affidabilità e notorietà di un marchio, ma poi una volta dentro cerchiamo “una faccia”, un referente che ci dia fiducia. E se non lo troviamo è molto probabile che usciamo senza comprare nulla. Il pianeta digitale è popolato dalle stesse persone e dalla stessa tipologia di comportamenti seguiti nel mondo fisico. La logica che muove le scelte è identica».

 Concordo, ma che vuol dire “metterci la faccia” nell’era di internet 4.0?

«Il “volto” di una persona  si è digitalizzato ed è diventato foto sul web, fruibile e osservabile da tutti gli utenti. La faccia che appare in più articoli rassicura. Chi ci mette la faccia non ha nulla da nascondere. Non è un caso che Google quando si cerca una persona, se trova delle foto legate al suo nome, crea una gallery in prima pagina con le immagini del soggetto cercato».

 C’è ancora poca consapevolezza su quanto sia determinante la propria identità digitale…

«Vero, molti addirittura non sanno neppure cosa sia. Eppure questa ci precede. È il nostro “primo curriculum vitae” visualizzato da chi cerca informazioni su di noi tramite il web e, che ci piaccia o no, questa prassi accade sempre più spesso. Il problema serio è che troppo spesso professionisti e imprenditori affermati hanno un’identità digitale che li sminuisce».

Ci spieghi meglio?

«Intanto sbaglia clamorosamente chi pensa che sia sufficiente non avere recensioni negative. Il vero problema è, invece, quando esce poco o nulla su di noi. “Quello di cui non si trova traccia su Internet non esiste. Se si trovano poche cose significa che non è importante”: questa è la convinzione radicata nel nostro inconscio».

 Per questo c’è il servizio Si! Reputation…

«Stiamo girando l’Italia con un team di professionisti della comunicazione per raccontare e dare visibilità ad una intera classe imprenditoriale e ci stiamo riuscendo. Si stratta di un servizio oggi imprescindibile per chi non vuole essere tagliato fuori. Su www.you-reputation.com ci sono alcuni esempi di chi ha creduto in noi. Fateci un salto e vedrete i risultati».

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