Lavoro nei cantieri, Giancarlo Vitali di Linea Vita by COMED srl: «È ora di promuovere una nuova cultura della sicurezza»

Dall’informazione agli utenti relativa ai loro obblighi e responsabilità alla formazione per la conoscenza e la corretta progettazione dei dispositivi di ancoraggio, dalla competenza per il rispetto degli obblighi legislativi e normativi alla capacità di elaborare ed eseguire specifici servizi: a suonare il campanello d’allarme è Giancarlo Vitali, presidente di Linea Vita by COMED srl, azienda di Bergamo specializzata in sistemi di protezione contro le cadute dall’alto, la prima in Italia ad aver depositato un marchio registrato per tutelare chi svolge lavori in quota.

 «Non è una questione di business: la prevenzione e la protezione nei lavori in quota è una partita che si gioca sul campo della informazione e della formazione per salvare vita umane ed è necessario promuovere una nuova cultura della sicurezza »: è questa la sfida che da oltre 20 anni porta avanti Giancarlo Vitali, presidente di Linea Vita by COMED srl , azienda di Bergamo specializzata in sistemi di protezione contro le cadute dall’alto, e presidente vicario di APC-Lavori in quota di Aias, associazione impegnata nel promuovere la sicurezza sui luoghi di lavoro.

Cosa sono le linee di vita?

«Il termine nasce nel Nord Europa negli anni Novanta, in particolare in Francia. Inizialmente il campo di applicazione era nel mondo sportivo e nelle attività del tempo libero come “ancora di salvezza” nei corsi su fune, poi è entrato nel mondo del lavoro come vero e proprio sistema di sicurezza».

Dallo sport all’edilizia come sono cambiate le linee vita?

«Oggi non sono più solo dispositivi di ancoraggio strutturale in dotazione all’opera, settore in cui la mia azienda è leader in Italia. Con “Linea Vita” si definisce infatti un sistema di sicurezza posto in modo permanente sulla copertura come misura di prevenzione e protezione alla caduta dall’alto dell’operatore Tra questi sistemi vi sono i dispositivi di ancoraggio strutturale permanenti ma anche parapetti, scale, lucernari, strutture, passerelle e barriere».

Lei è stato il primo a parlare di linee vita in Italia con tanto di marchio registrato

«Il termine è stato introdotto nel 1996 e poi registrato da COMED come marchio commerciale. A quei tempi l’Asl e il Cpt (Comitato Paritetico Territoriale) di Bergamo aveva chiesto di trovare una soluzione per contrastare le cadute dall’alto a seguito di troppi e continui incidenti durante la manutenzione delle coperture».

Linee vita come deterrente quindi…

«Le cadute dall’alto e le morti durante attività di lavori in quota sono al primo posto negli incidenti in edilizia. La media nazionale indica che un morto su tre è a seguito di caduta dall’alto dell’addetto.

Quali sono gli obblighi previsti dal quadro legislativo?

«In alcune Regioni sono stati presi dei provvedimenti legislativi per contrastare questo fenomeno adottando regolamenti tecnici attuativi con ambito di applicazione diverso ma che in sostanza impongono tutti la messa in sicurezza delle coperture degli edifici, sia nuovi che già esistenti, con idonei presidi fissi di sicurezza per gli addetti incaricati alle manutenzioni».

Sono regolamenti diversi di regione in regione?

«Questi regolamenti tecnici impongono di fatto misure più restrittive rispetto al D.Lgs 81/08 smi per il fatto che le Regioni possono legiferare in materia di sicurezza. Il problema è che i regolamenti si differenziano tra loro in quanto sono di carattere regionale e non nazionale mentre le norme tecniche nel contempo vengono aggiornate con una serie di pubblicazioni e modifiche uguali per tutti».

L’obiettivo resta quello di dare più efficacia alle misure di sicurezza?

«Il presupposto è che le “Linee Vita” devono essere sempre conformi alle norme tecniche di riferimento o comunque soggette ad una specifica progettazione, installazione e messa in servizio. Spesso, però, il rispetto dei regolamenti regionali che prevedono adempimenti e contenuti a volte controversi vanno a creare una serie di mal interpretazioni con termini e definizioni poco chiare ed equivoche che portano alla realizzazione di sistemi non conformi e non sicuri».

Questa crea confusione sul mercato?

«Si perché si creano condizioni commerciali dove ai committenti-clienti finali viene “spacciato“ come sistema certificato un qualcosa che di fatto non può nemmeno essere utilizzato. Con la documentazione relativa al progetto e alla certificazione degli ancoraggi è necessario, indispensabile e obbligatorio elaborare precise indicazioni su come utilizzare i sistemi in modo da fornire agli addetti informazioni operative di sicurezza».

Anche la formazione gioca un ruolo chiave quindi?

«Per dare effettiva efficacia al sistema di anticaduta è sempre necessario che gli addetti ai lavori in quota abbiano specifiche competenze, con una formazione e un addestramento nell’impiego dei sistemi. Oggi ci sono però troppi organi non accreditati o che fanno formazione non riconosciuta».

Ritiene sia necessario rieducare il mercato ponendo in primo piano l’importanza della fase progettuale?

«Bisogna affidarsi a professionisti tecnici abilitati con specifiche competenze certificate. Oggi è infatti ormai diventata una prassi comune rivolgersi direttamente ad installatori per una progettazione di “Linee Vita” escludendo l’importanza della fase progettuale in cui professionisti con specifica competenza elaborano idonee soluzioni, ne verificano la conformità in tutte le sue fasi e ne rispondono con specifico rilascio di asseverazione di conformità».

E sulle responsabilità del committente?

«Occorre informarlo ai fini della sua tutela nella misura delle sue responsabilità in fase decisionale e in materia di gestione e regia della sicurezza. Il D.lgs 81/08 smi ne indica specifici obblighi e risulta essere il primo soggetto a dover rispondere per la salute e la sicurezza degli addetti nel momento in cui incarica l’esecuzione di lavori.  Sul committente ricadono di fatto 19 capi penali legati alle responsabilità legati alla sicurezza indicati negli obblighi del D.Lgs.81/08 smi».

C’è quindi poca attenzione o troppa superficialità?

«Quando le cose sono confuse e ai committenti viene evidenziato l’obbligo e non la necessità o meglio ancora i vantaggi, anche fiscali, che ne possono scaturire con l’installazione di  sistemi permanenti in dotazione all’opera e garantire la sicurezza degli addetti o dello stesso committente che necessita di salire sulla copertura, diventa luogo comune porre l’attenzione al solo aspetto economico».

Quali sono i maggiori punti critici?

«Nel 90% dei casi riguardano l’installazione di dispositivi di ancoraggio con fascicolo tecnico non conformi, la mancata verifica dell’ancoraggio a cura di un tecnico abilitato e l’installazione eseguita da installatori senza specifiche competenze. Anche la mancata elaborazione dell’elaborato tecnico della copertura come allegato al fascicolo con le caratteristiche dell’opera spesso è assente, senza contare la mancata elaborazione di un progetto operativo di sicurezza e il fatto che spesso ai committenti non viene rilasciata l’asseverazione di conformità progettuale, normativa e tecnica firmata da un tecnico abilitato».

Come dare una svolta al settore?

«Abbiamo messo in campo una rete di imprese a livello nazionale dove far convergere competenze e professionalità. Con l’associazione di formazione specialistica APC Lavori in quota di Aias Academy mettiamo a disposizione strumenti, linee guida e i vademecum per le diverse figure coinvolte: dal committente al progettista, dall’addetto ai lavori all’amministratore di condominio».

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Leggi anche  Linea Vita by COMED srl: «Sistemi sicuri, efficaci e conformi per salvare vite umane»

Leggi l’approfondimento Ansa Lavori in quota e protezioni contro le cadute dall’alto: «Attenzione alle linee vita non conformi»

Visita il sito Linea Vita by COMED

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