M&G engineering: ingegneri di professione, “antisismici” per vocazione

Dai lavori di recupero post-terremoto, al restauro dei beni artistici, passando per un’edilizia civile di alta qualità: scopriamo l’evoluzione della società di ingegneria di Spoleto. Giuseppe Scatolini e Moreno Marziani: «Il nostro pallino è la sicurezza, ecco come ridurre i rischi» – Intervista ai vertici aziendali della M&G engineering

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Giuseppe Scatolini e Moreno Marziani – M&G Engineering

Giuseppe Scatolini e Moreno Marziani, voi siete rispettivamente il legale rappresentante e il direttore tecnico della M&G engineering. Ruoli diversi, accomunati dalla medesima formazione antisismica. E allora entriamo subito nel merito: cosa si intende per rischio quando si parla di costruzioni?

«Il rischio è dato dal rapporto tra due principali fattori. Da una parte c’è la pericolosità del territorio, dall’altra la vulnerabilità dell’edificio. Per cui una casa antisismica in una zona geografica esposta, è comunque sicura. Mentre non lo è quasi mai una progettata senza criteri di sicurezza che pure ricade in un territorio a bassa sismicità. In quanto ogni terremoto – anche di lieve entità – genera sollecitazioni importanti spesso in grado di compromettere la stabilità della costruzione, per cui vanno fatti studi approfonditi sulla risposta di ogni edificio, tenendo conto che quelli costruiti prima del ’74 non sono inquadrati in una normativa specifica che ne disciplini la sicurezza antisismica».

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Moreno Marziani

È quindi possibile per ogni cittadino sapere il grado di sicurezza della propria abitazione?

«Certamente, la conoscenza scientifica e normativa hanno avuto una forte evoluzione negli ultimi anni. Chi ha qualche dubbio sulla sicurezza della propria casa, può richiedere un’analisi strutturale dell’edificio. Una volta individuate le eventuali carenze, si può procedere a diversi livelli: rafforzare, migliorare o adeguare».

Un aspetto importante è dato dalla diagnostica.

«Siamo all’avanguardia in tal senso: Oggi è possibile gestire le varie fasi di rilievo critico attraverso una sofisticata strumentazione tecnologica (radar per indagare le murature, endoscopio, droni per i rilievi fotografici) e la collaborazione con alcuni laboratori specializzati ed enti di ricerca. La diagnostica rappresenta il primo step sia nei processi di consolidamento che di vera e propria ricostruzione. Ad esempio è dall’analisi delle macerie che si parte per stabilire come e con quali materiali ricostruire».

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Giuseppe Scatolini

Ecco, parlando di ricostruzione e di interventi di restauro, voi lavorate sia nell’ambito dei beni culturali che dell’edilizia civile. Ci sono differenze?

«In entrambi i casi servono competenze trasversali ed integrate. Non si parla solo di ingegneria, ma della facoltà di gestire un intero processo: dallo studio preliminare sull’identità culturale di un luogo, al progetto embrionale di intervento, fino alla sua completa realizzazione. Per quanto riguarda i beni culturali, è necessario un lavoro di coordinamento preventivo con le altre figure professionali e con le soprintendenze affinché il recupero del patrimonio danneggiato sia il più fedele possibile. Questa capacità di “fare squadra” va poi mantenuta in corso d’opera, durante l’esecuzione dei lavori».

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Moreno Marziani

E nel caso dell’edilizia civile?

«Anche qui la nostra formazione è nevralgica: possiamo realizzare autonomamente un progetto in accordo con il committente oppure relazionarci con il geometra e l’architetto che se ne occupano in prima persona, ma che in taluni casi non hanno una competenza specifica in chiave antisismica. Ragion per cui si avvalgono della nostra consulenza, sia per il consolidamento di edifici esistenti che per la realizzazione di nuove strutture, secondo le normative di riferimento».

C’è poi l’aspetto di collaborazione con enti ed università per incentivare la ricerca: la M&G engineering ha anche finanziato un dottorato dell’Università degli studi di Perugia…

«Il dottorato sull’affidabilità dei metodi di analisi per gli edifici in muratura è solo un esempio. Crediamo che la collaborazione con gli enti pubblici e i dipartimenti di ricerca universitaria sia imprescindibile. È così che vengono affinati i sistemi costruttivi e i materiali da utilizzare, non solo nel settore dei beni culturali».

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Giuseppe Scatolini

Il terremoto del 24 agosto scorso ha colpito duramente Amatrice, Accumoli, Arquata del Tronto ed altri comuni. Voi avete partecipato attivamente alla ricostruzione dopo alcuni terremoti, da quello dell’Umbria del 1997, poi l’Aquila e l’Emilia Romagna. Come si può vincere la battaglia della prevenzione?

«Senza nascondere la testa sotto alla sabbia: il territorio appenninico è a rischio e serve un programma di intervento strutturale. Dopo il terremoto del 2003 che ha colpito il Molise, è stato avviato un piano di verifica della vulnerabilità sismica degli edifici strategici, e la M&G engineering si occupa di valutare il livello di sicurezza. Purtroppo sono ancora pochi gli edifici strategici – come scuole ed ospedali – a norma. Ma non mancano gli esempi virtuosi: pensiamo a Norcia dove una ricostruzione efficace ha scongiurato danni ingenti alle abitazioni».

Norcia è una sorta di modello?

«Non un punto di arrivo, ma una tappa nel percorso verso la sicurezza. E se pensiamo che dopo una lunga gestazione è finalmente cambiata la normativa che disciplina gli approcci di restauro, forse siamo davvero sulla buona strada».

 

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