Pietro Berardi e Alessandro Gili: «Indagini e sicurezza, al centro c’è sempre il cliente»

L’esperto fondatore e il giovane socio dell’agenzia investigativa di Pesaro, P.J. Investigation, ci raccontano una professione in forte evoluzione: «Ma l’elemento umano resta la dote fondamentale sia dell’investigatore privato che dell’addetto alla security» – Intervista al Cav. Pietro Berardi e ad Alessandro Gili

Berardi e Gili, voi appartenete a due generazioni diverse e la vostra esperienza costituisce un osservatorio privilegiato sul mondo delle indagini private. Allora non si può iniziare che da qui: come sta cambiando la professione?

«Detto che in un settore delicato come il nostro non c’è un punto di arrivo definitivo – ma al contrario è necessaria una formazione costante – certamente gli strumenti tecnologici hanno implementato alcuni processi, garantendo rapidità alle indagini. Eppure il cuore della professione è fatto di esperienza e di intelligenza: capacità che non si possono improvvisare».

State parlando del “fiuto” di un investigatore privato?

«Certamente sapersi muoversi con discrezione ed individuare la pista giusta – personalizzando le strategie a misura del cliente – sono caratteristiche fondamentali. Ma c’è dell’altro: servono una serie di competenze trasversali, dalla conoscenza dei codici di procedura penale e civile a doti psicologiche, che permettano sempre di tutelare il cittadino nella sua sfera personale».

Ecco, a proposito di clienti, nel vostro settore ce ne sono di due tipi: privati ed aziende. Quali sono i punti in comune e come cambia l’approccio?

«Prevenire ed avvalersi di personale qualificato devono essere i denominatori comuni. Le differenze sono soprattutto operative: con un privato bisogna ascoltare bene, conoscere il problema a fondo, quindi suggerire la strategia appropriata. Chi viene qui ha un problema e un’agenzia seria deve impegnarsi a risolverlo: il report che conclude le indagini ha un valore legale e noi stessi possiamo essere citati come teste in tribunale».

Poniamo un caso concreto: un cittadino sospetta il partner di infedeltà coniugale. Che cosa può fare e quali sono i rischi più comuni da evitare?

«Evitare il fai da te o rivolgersi a detective senza scrupoli: in entrambi i casi si rischia di perdere tempo e denaro. Le prove raccolte in prima persona o da un amico non hanno valenza probatoria e si rischia di commettere alcuni reati gravi come la violazione della privacy. Su internet, poi, si legge tutto e il contrario di tutto: allora meglio scegliere un’agenzia seria ed incontrarsi a quattrocchi. Le indagini mediamente durano poche settimane, ma per provare l’infedeltà servono almeno tre incontri documentati».

Immagino sia anche per questo che la P.J. Investigation offra sempre la prima consulenza gratuita e senza impegno. E per quanto riguarda le aziende?

«La problematica più rilevante rimane sicuramente l’infedeltà aziendale: infatti negli ultimi anni sono cresciuti i casi di furti di merce e ammanchi di denaro, attribuibili ai dipendenti o soci infedeli. Per questo motivo, grazie al supporto di un’agenzia investigativa efficace, l’azienda può produrre prove concrete e legalmente valide per smascherare il reato».

Gli enti pubblici possono tutelarsi allo stesso modo?

«C’è una recente sentenza della Cassazione che ha legittimato il ruolo delle agenzie investigative al loro fianco. Pensiamo ai “furbetti del cartellino”: ora anche i Comuni  possono difendersi da questa piaga incaricando un detective».

Emerge un vero e proprio ruolo sociale delle agenzie investigative: parliamo allora delle indagini difensive…

«Sono quelle indagini ammesse all’interno del processo: il legale dell’imputato o della persona offesa (sia accusa che difesa, ndr) ci nomina come collaboratori e vengono svolti tutti gli atti di cui si occupa un’ufficiale di polizia giudiziaria: sopralluoghi, rilievi tattiloscopici, indagine sul dna. È un compito fondamentale che permette di rispondere prova su prova alla controparte».

Parliamo ora della sicurezza: la P.J. Investigation svolge anche servizi di security in occasione di eventi pubblici e manifestazioni sportive. Parlando in generale, com’è possibile avvicinarsi al “rischio zero” in questi eventi?

«Professionalità ed esperienza, unite a collaboratori di comprovata qualità. Pensiamo ai servizio di stewarding nelle partite di calcio o ai controlli negli autodromi dei Gran Premi di Formula 1. Oppure l’accompagnamento VIP in occasione di eventi mondani e cerimonie private. Non solo sicurezza in questo caso, ma anche piena disponibilità: avere personale con licenza NCC e disporre di auto per il trasporto in tutto il territorio nazionale è imprescindibile».

Un altro aspetto della sicurezza che vi vede in prima linea è la promozione di corsi di abilitazione per “Addetto ai Servizi di Controllo delle Attività di Intrattenimento e di Spettacolo in luoghi aperti al pubblico”. Ma perché un locale pubblico dovrebbe rivolgersi ad un “buttafuori” qualificato?

«Perché anche in questo settore è pericoloso improvvisarsi. Un addetto che ha frequentato un apposito corso ed agisce con competenza ed autorizzazione (è iscritto al registro della prefettura con una matricola personale, ndr) garantisce una sicurezza totale senza brutte sorprese. È provvisto inoltre di un’assicurazione per la responsabilità verso terzi».

Insomma, oltre a quello dell’investigatore è cambiato anche il ruolo del “buttafuori”…

«Esatto, ed è un discorso anche culturale: avere una persona formata a livello giuridico, con nozioni di difesa personale e di primo soccorso e capace di trattare con i disabili, contribuisce direttamente alla buona immagine del locale».

 

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Leggi anche Non solo indagini: con P.J. Investigation migliora anche la sicurezza

Leggi l’approfondimento Ansa Dai locali pubblici agli autodromi di Formula 1: sicurezza e controllo targati P.J. Investigation

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