Roberta Campesi: “L’avvocato accompagna il titolare d’impresa nelle scelte da compiere”

Non più mero problem solver ma stratega. Questa è la visione metodologica dell’avvocato Campesi, che —operando su tutto il territorio nazionale dallo studio legale di Olbia — spiega il cambiamento avvenuto nella professione forense con la strategia d’impresa.

Avvocato Campesi, lei ha adottato una filosofia di approccio alla professione un po’ diversa da quello che ci si aspetta da un legale.

«Anche l’avvocato più preparato non può pretendere di conoscere tutti i dettagli, perché oggi le operazioni gestionali d’impresa sono talmente complesse che non si possono conoscere nello specifico le singole materie coinvolte».

Può spiegarci meglio?

«La collaborazione con gli altri professionisti del settore — penso ai commercialisti, ai notai, ai consulenti del lavoro, colleghi avvocati di comprovata esperienza nella specifica materia — permette di avere un quadro più dettagliato e specifico nella risoluzione delle problematiche».

In che modo?

«Prevenzione e lavoro di squadra sono gli elementi chiave per raggiungere il successo. Un imprenditore dovrebbe rivolgersi all’avvocato nella fase organizzativa, così come l’apporto dell’esperto nel singolo argomento permette un salto di qualità indiscutibile».

Ha menzionato la prevenzione. Cosa intende?

«L’avvocato deve necessariamente essere stratega, tenere le fila su più fronti ed accompagnare l’imprenditore alla scelta più corretta per il suo business. Ogni decisione aziendale — investimenti, acquisizioni, finanziamenti, assunzione di personale, nuovi assetti societari, i rapporti con il fisco, il mondo creditizio, i clienti, le istituzioni — può avere in futuro risvolti legali, che vanno prevenuti».

Una vera e propria trasformazione dell’idea di avvocato.

«Siamo abituati ad una concezione dell’avvocato come figura alla quale appoggiarci in caso di problemi. Questo paradigma deve necessariamente mutare se si vuole abbracciare il presente che viviamo, tanto complesso quanto ingrovigliato. A me piace letteralmente sbriciolare il problema: da me parte l’idea, che offro al cliente, appoggiandomi ai singoli professionisti se necessario».

In tal senso cosa cambia tra il pubblico e il privato?

«Parlando di una società pubblica, quel che si può fare si limita al consiglio, dato che entrano in gioco dinamiche diverse, mentre nel mondo privato posso concretamente operare attivamente per la risoluzione di una problematica».

Come immagina il rapporto tra avvocato e imprenditore?

«Credo che il sodalizio tra le due figure debba essere molto stretto. L’imprenditore non deve avere remore nel raccontare la situazione dell’impresa all’avvocato, che in questo modo potrà meglio agire per il caso specifico».

 Una collaborazione stretta e profonda?

«Sì. Se l’avvocato entra nella vita dell’imprenditore nella fase di programmazione e strategia si possono tutelare al meglio possedimenti, guadagni, asset societari. È fondamentale guardare avanti nel tempo, non agire quando i danni sono già stati fatti».

In quali rischi può incappare l’imprenditore che non si rivolge al professionista preparato?

«La perdita del lavoro di una vita. Vedersi privati della propria azienda e del patrimonio personale è l’incubo di ogni titolare d’impresa. Operazioni sbagliate o poco accorte possono portare a quello che si definisce fallimento, parola che non mi piace e che anche il legislatore è in fase di riformulazione. Ciò che più conta è preservare la parte imprenditoriale, ad esempio attraverso la due diligence e analisi di mercato».

Cosa cerca il proprietario nel settore delle piccole e medie imprese?

«Esistono realtà meravigliose nel nostro Paese, attività mandate avanti da quattro generazioni che, per vari motivi, si ritrovano fortemente indebitate. Il proprietario del mondo delle PMI ha ancor più la necessità di salvaguardare il patrimonio, dove quello aziendale è spesso intrecciato con quello famigliare».

E come si può agire in tal senso?

«Lavorando in una fase iniziale si può studiare una strategia a medio e lungo termine, in collaborazione con un mio alter ego — ad esempio, un notaio — con il quale pianificare al meglio la strategia legale. Curare l’azienda non nella fase patologica ma in quella preventiva».

Qual è il valore aggiunto di un professionista capace di consigliare bene un imprenditore?

«L’impostazione di una strategia coordinata può far cogliere all’imprenditore delle opportunità alle quali non pensava e, in parallelo, permettergli di rivedere quelle decisioni che in prima battuta appaiono come grandi opportunità ma che nel tempo possono rivelarsi fatali per l’azienda».

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