Sergio Alberto Codella: «Il welfare? Passa da qui il lavoro del nuovo millennio»

Uno dei più giovani “salary partner” dello studio legale Boursier Niutta [&] Partners di Roma, ci spiega come cambierà il welfare e la previdenza sociale: «L’invecchiamento della popolazione è già un nodo nevralgico»

Sergio Alberto Codella, lei è un esperto in diritto del lavoro e nel campo della previdenza sociale. Partiamo dall’attualità allora: ci spieghi che cos’è e come funziona l’anticipo pensionistico che è stato varato nella legge di bilancio 2017…

«L’anticipo pensionistico (Ape) dovrebbe rendere più flessibile la fuoriuscita dal mondo del lavoro sarà declinato in tre versioni: volontario, aziendale e social. Almeno nel primo caso il sistema si basa su un “prestito”integralmente a carico del lavoratore: ecco perché la pensione sarà decurtata, per un periodo assai significativo, della rata di restituzione del prestito».

E nella versione social?

«Qui non c’è un prestito da restituire, ma è un sussidio che sarà a carico dello Stato volto a favorire la fuoriuscita anticipata dal mondo del lavoro delle fasce più deboli o di lavoratori che hanno svolto i lavori più usuranti».

Una sua valutazione?

«Ancora è presto per tracciare un quadro sinottico. Certo è che, in alcuni casi, la riduzione potrebbe essere significativa, ma si tratta comunque di un’opportunità offerta ad una platea ampia di destinatari».

Parliamo ora del welfare aziendale: come sta cambiando?

«Sta diventando sempre più centrale nelle politiche di sviluppo aziendale e presenta duplici vantaggi: il benessere del lavoratore e, al tempo stesso, un beneficio per l’azienda sotto profili fiscali e contributivi. Peraltro oggi è possibile legare i premi di produttività al welfare aziendale e ciò può determinare dinamiche di sviluppo interessanti».

Qual è il ruolo del legale in tal senso?

«Il premio di produttività si inserisce, spesso, in una dialettica tra le aziende e le organizzazioni sindacali e può essere un valido elemento di trattativa tra le parti anche per risolvere questioni di più ampio respiro».

Quali sono strumenti di riorganizzazione aziendale e di welfare che possono determinare reciproci vantaggi per le aziende ed i lavoratori?

Tra i tanti, possiamo pensare allo “smartworking” (letteralmente lavoro agile, ndr): ci sono dati oggettivi che dimostrano come abbatta, ad esempio, il tasso di assenteismo legato alle malattie brevi e permetta al dipendente di stare più tempo a casa. Avremo, quindi, un lavoratore più soddisfatto e produttivo. I tempi però non sono ancora del tutto maturi per una diffusione ancor più significativa del fenomeno»

Perché?

«Molto spesso, purtroppo, il datore di lavoro è preoccupato di perdere il controllo sul lavoratore e quindi lo smartworking è visto con diffidenza dalla aziende. Inoltre, anche i lavoratori sono, in alcuni casi, diffidenti a perdere un contatto “fisico” con il luogo di lavoro. Bisogna però affrontare e superare queste ingiustificate paure, considerato che in una “fabbrica dematerializzata”, il compito di un esperto di diritto del lavoro è quello di trovare una quadra che accontenti tutti e che, soprattutto, permetta lo sviluppo e la prosperità aziendale nel rispetto delle tutele dei lavoratori e dei sindacati».

A proposito di lavoro dematerializzato: come cambia il rapporto tra datore e dipendente?

«Il lavoro svolto fuori dalla “fabbrica” modifica orari ed abitudini. Peraltro, in un mondo del lavoro “globale” e che richiede sempre maggior flessibilità è necessario offrire soluzioni che consentano, ad esempio alle multinazionali, di fissare fasce di reperibilità dei dipendenti modulabili e coerenti con il fuso orario della sede principale. Non sempre, però, è facile far coincidere queste esigenze del datore di lavoro con il necessario rispetto delle tutele previste per i lavoratori».

Ecco, per quanto riguarda le mail: può un datore di lavoro controllarle?

«L’argomento è molto complesso alla luce dei vincoli imposti dalla normativa sulla privacy e dallo Statuto dei lavoratori. Certamente è sempre opportuno definire una  policy aziendale che regolamenti l’utilizzo della posta elettronica e, più in generale, degli strumenti informatici. Insomma, anche questa è materia di esperti di diritto del lavoro».

Chiudiamo con una domanda personale: lei è molto giovane e si vede una grande passione oltre che un’eccellente preparazione in materia. Qual è l’aspetto che le piace di più del suo lavoro?

«Il fatto che non è mai ripetitivo, ma ci sono novità continue a livello normativo: serve una visione moderna del mondo giuridico e il legale non si limita a riferire alle aziende, ma entra a pieno titolo nel meccanismo produttivo offrendo soluzioni su misura. Questo rientra in un discorso più ampio: il futuro della professione si sta spostando sempre più dalla mera vertenza alla consulenza preventiva».

 

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