Stefano Michelangelo Lucarelli: «Musica e multimedialità, binomio vincente»

L’affermato direttore d’orchestra lombardo ci spiega l’innovativo”format – spettacolo musicale multimediale”. Così le orchestre private possono(ri)lanciare brand e turismo d’eccellenza: «I piccoli progetti sono la chiave per iniziare, ecco le opportunità per i mecenati 2.0» – Intervista a Stefano Michelangelo Lucarelli.

Maestro, lei ha una lunga esperienza alle spalle: ha diretto orchestre , filarmoniche e società corali in Europa, America e Giappone; ha tenuto anche un concerto nel Salone degli Arazzi del Quirinale trasmesso in diretta Rai Europea ed un evento premiazione per il Senato, in diretta Rai. Ha realizzato workshop lirici di successo. Vorrei iniziare questa intervista da qui: le opportunità che forniscono oggi le orchestre private.

«Sono molteplici ed investono diversi aspetti. Innanzitutto artistici, perché garantiscono eccellenza e vitalità. Quindi comunicano le specificità di un territorio, le sue bellezze. C’è un mito da sfatare: nell’immaginario comune si tende a vedere la musica sinfonica e sinfonica da camera come un mondo immobile».

Non è così?

«È esattamente il contrario. Le orchestre private sanno esprimersi su un repertorio vasto, in continua evoluzione. Inoltre le performance musicali possono essereun veicolo efficace per valorizzare un determinato brand ed allargare gli orizzonti turistici. Tuttavia c’è un però..»

Quale sarebbe?

«La condizione italiana è un unicum al mondo: in Europa fioriscono oltre 70 orchestre private di eccellenza mondiale, da noi questo non avviene più, ad eccezione di pochissime piccole realtà filologiche barocche. Siamo il Paese che detiene la maggior parte del patrimonio artistico mondiale e non sappiamo valorizzarlo».

Perché si è creato questo buco?

«Le grandi istituzioni musicali ed enti sinfonici dello Stato hanno un altro compito e non dispongono dell’agilità logistica per colmarlo. Mentre i privati sono attratti da investimenti sui nomi altisonanti della cultura, così il legame tra mecenate ed investimenti artistici innovativi si è spezzato».

Come il caso Della Valle che ha sponsorizzato il restauro del Colosseo…

«È solo uno dei tanti esempi. Mi piacerebbe che gli imprenditori investissero non solo su oggetti – che va benissimo, per carità – ma su uomini diversi da se stessi. E poi è fondamentale comprendere la differenza tra sponsor e mecenate..».

Non sono sinonimi?

«Lo sponsor è un semplice finanziatore, mentre il mecenate è a tutti gli effetti un protagonista, anche dello stesso processo creativo. Nel format che ho sviluppato si può inserire una ouverture a lui dedicata, fatta di musica ed immagini sullo schermo. Un brano breve d’apertura a creare la sua immagine. Inoltre si crea un’osmosi tra mecenate e musicisti, un rapporto permeabile».

Accennava al “format – spettacolo musicale multimediale”: vediamo come funziona nello specifico.

«Una premessa: sono arrivato a metterlo a punto dopo anni e anni di studio. Soprattutto quando ho capito che creare una grande holding sinfonica era assai difficile: gli investimenti erano troppo elevati (sui 30 milioni di euro, ndr) e non si poteva partire senza una struttura solida alle spalle».

Invece il format è più snello?

«Più snello, capace di unire varie cose: eccellenza interpretativa, multimedialità, interazione con il territorio. Poi appunto il Mecenate Sostenitore che investe per la messa a punto di un progetto artistico. Un progetto che si modula, evolve anche con il brand di riferimento e viceversa».

Facciamo un esempio: un mecenate, manager di un’azienda di jeans come potrebbe puntare sulla musica per creare “appeal” intorno al proprio prodotto?

«Per i jeans, non userei la musica classica. Cercherei di illustrare la storia del prodotto raccontando la sua evoluzione. Nasce a Genova (jeans è storpiatura del nome, ndr), poi sfonda in America, quindi diviene successo mondiale. Ecco, una serie di passaggi musicali che raccontino l’internazionalità del prodotto, facciano rivivere la sua storia».

E il Mecenate Sostenitore che cifra deve spendere indicativamente?

«Guardi, si può partire da meno di 50.000 euro, anche se il target per la creazione di un’orchestra da camera, incorporando direttore e creativo, si attesta sui 200.000 euro. Però la correggo, non si tratta di spendere, ma di investire in un progetto artistico che migliori la reputazione, creando identità tra musicisti e Mecenate Sostenitore».

Insomma un volano di partenza..

«Un volano che innescaun processo virtuoso. Il volume economico dei profitti crescerà mediante il numero di repliche negli anni e le nuove opportunità di fruizione offerte dal web. La formula è semplice e coinvolge tre soggetti, appunto: mecenate, direzione musicale e creativi multimediali. Senza contare che anche gli stessi musicisti ne diventeranno co-produttori».

Poi ci sono anche le orchestre corporate private..

«Esatto, l’investimento qui è più cospicuo, in quanto si unisce il nome del brand a quello delle orchestra, un po’ come avviene per certe marche della Formula 1. Le caratteristiche comuni sono comunque l’agilità e il fatto che coniugano una migliore offerta turistica a vantaggi di visibilità per l’investitore».

L’idea  sembra davvero innovativa. Le chiedo soltanto se non c’è il rischio di “poppizzare” troppo il mondo della musica da camera o sinfonica..

«È un rischio che non sussiste, in quanto il suono dell’orchestra è caleidoscopico e mai banale. Si esprime su più livelli – pensiamo alla varietà dell’opera lirica – e quindi può essere implementato attraverso la multimedialità. E poi, musica è movimento».

La sua è una scommessa anche sul futuro del Paese?

«È soprattutto un’opportunità che voglio dare al Paese. Per uscire dal torpore, perché niente come la musica unisce il divertimento all’elevazione dello spirito».

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Leggi anche: Stefano Michelangelo Lucarelli: «Da Bach alle orchestre private, la musica ci salverà»

Leggi l’approfondimento Ansa: Il Maestro Lucarelli: «Turismo e orchestre private? Reciproci vantaggi»

Visita i siti:

www.metaforaorchestra.it

www.stefanolucarelli.com

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