Cure domiciliari, Romina Zanotti di Itineris: «Una rete di servizi in sinergia con il medico e il caregiver»

In Italia l’alternativa al ricovero ospedaliero o alla Rsa si chiama assistenza domiciliare integrata, un servizio dai risvolti sociali che permette alle persone di ottenere cure direttamente a casa tramite il Servizio sanitario regionale-nazionale e su disposizione del medico curante. Un indispensabile modello assistenziale che permette al paziente, soprattutto anziano, di restare in contatto con il proprio ambiente familiare, evitando così spostamenti dalla propria abitazione per recarsi presso ospedali o strutture mediche. Ne parliamo con Romina Zanotti, titolare insieme a Maura Zucchelli di Itineris, società di Ponte Nossa, in provincia di Bergamo, accreditata da Regione Lombardia per l’erogazione di servizi socio-sanitari di assistenza domiciliare integrata e unità cure palliative sempre a domicilio.

Cosa sono le cure domiciliari?

«Sono percorsi di assistenza presso il domicilio garantiti dal Servizio sanitario regionale alle persone non autosufficienti e/o in condizioni di fragilità, con patologie in atto o esiti delle stesse. Consistono in un insieme organizzato di trattamenti medici, infermieristici e riabilitativi, necessari per stabilizzare e limitare la progressione della patologia, migliorando il quadro clinico e la qualità di vita dell’assistito: si va dalle prestazioni professionali agli accertamenti diagnostici, all’educazione sanitaria per la gestione della terapia farmacologica o gestione della idratazione-nutrizione artificiale o di dispositivi medici per persone con patologie o condizioni funzionali che richiedono continuità assistenziale».

Come richiedere l’assistenza domiciliare integrata?

«La persona che vorrebbe attivare questo percorso assistenziale per un proprio familiare o per sé deve essere in una situazione di non autosufficienza o in una condizione di non deambulabilità. L’attivazione dei servizi di assistenza domiciliare avviene su prescrizione diretta del medico di medicina generale  o su indicazione dello specialista».

È il cittadino che poi sceglie l’ente a cui affidarsi?

«Si. Le prestazioni sanitarie erogate a domicilio del paziente sono interamente a carico del Servizio sanitario regionale e ogni cittadino può scegliere l’ente accreditato a cui rivolgersi. L’importante è affidarsi a strutture professionali e con una lunga esperienza alle spalle che garantiscono elevati standard qualitativi: enti dove il coordinamento interno incentiva il lavoro d’equipe, la formazione continua e specifica degli infermieri e il pieno coinvolgimento delle proposte di tutti gli operatori, con una particolare attenzione alle esigenze dell’utenza».

Come accertare il bisogno clinico-assistenziale del paziente?

«Tramite strumenti di valutazione multi-professionali che consentono la definizione di un “Piano di assistenza individuale” (Pai) che tiene conto dei bisogni e degli obiettivi di cura per garantire una presa in carico globale, indicando le prestazioni professionali, gli accessi settimanali, previste e gli operatori coinvolti e i costi sostenuti dal Ssr per l’erogazione del servizio. Il tutto sempre nel rispetto delle esigenze del paziente e della sua famiglia».

È una valutazione a 360 gradi?

«Certamente. Oltre alle prestazioni mediche e infermieristiche altre figure professionali vengono chiamate in gioco per garantire una assistenza sanitaria mirata e il più completa possibile: dal geriatra al fisiatra, l’Oss, l’assistente sociale, il nutrizionista,  l’educatore, dallo psicologo al fisioterapista fino al medico palliatore per l’assistenza ai malati oncologici».

Un approccio multidisciplinare quindi

«L’integrazione di diverse figure professionali avviene secondo un piano concordato e sotto la responsabilità complessiva del medico di assistenza primaria, con cui è fondamentale operare in sinergia per valutare la rete di servizi ulteriori da attivare E per eventuali modifiche al Pai che si rinnova comunque mensilmente. I servizi resi con maggiore efficacia sono proprio quelli dove c’è maggiore collaborazione con il medico curante o lo specialista».

E il rapporto con i caregivers?

« Il caregiver è una risorsa preziosa al domicilio: è la figura famigliare o altra persona che si prende cura del paziente e con la quale è indispensabile avviare una collaborazione. Il nostro ruolo è quello di educare all’assistenza il caregiver, formandolo e rendendolo consapevole. È una formazione sul posto a seconda del bisogno del paziente, un’attività di supporto e addestramento che integra e completa l’assistenza domiciliare integrata».

 Quanto conta l’assistenza domiciliare in zone svantaggiate o di montagna?

«Purtroppo a volte è l’unica soluzione e nelle valli di montagna enti come il nostro salvaguardano il servizio garantendo una copertura 24 ore su 24. Medici e infermieri dell’assistenza domiciliare diventano figure capaci di portare sollievo, sicurezza, affidabilità e diventare un punto di riferimento non solo per la salute. Entra, insomma, in gioco il rapporto umano e la dimensione umana di un servizio sociosanitario nel vero senso della parola».

 

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